Fine vita, don Luca Bosio insulta il parlamento

dura presa di posizione contro il testamento biologico

Fine vita, don Luca Bosio insulta il parlamento
Cremasco, 28 Dicembre 2017 ore 16:46

Don Luca Bosio, vicario di Rivolta, dura presa di posizione contro il testamento biologico: «Grazie del regalo di Natale con la legge sul biotestamento: vi abbiamo mandato in Parlamento e vi paghiamo valanghe di soldi per aiutarci a vivere, non a morire, bastardi!».

"Vi abbiamo mandato in parlamento per aiutarci a vivere"

Un’affermazione che se avesse fatto qualcun altro, politico o rivoltano qualunque certo non avrebbe destato nemmeno troppo scalpore, ma questo viene direttamente dal profilo facebook del vicario del paese, don Luca Bosio, che ha espresso in maniera colorita, e non è la prima volta, la sua opinione in merito a una tematica sociale estremamente delicata come quella del biotestamento. Dalle sue parole colorite, don Luca, pare non essere proprio favorevole al biotestamento. E qualche rivoltano, leggendo le poche ma colorite righe, ha avuto qualcosa da ridire, aprendo un dibattito sulla questione.

"Bastardi!"

«Grazie del regalo di Natale con la legge sul biotestamento: vi abbiamo mandato in Parlamento e vi paghiamo valanghe di soldi per aiutarci a vivere, non a morire, bastardi!». Ecco quanto scritto in un post risalente a pochi giorni fa su Facebook, dove il don ha espresso la sua opinione. E i fedeli, nei commenti si sono spaccati in due.

Il chiarimento

"Non volevo provocare sto casino - ha scritto in un commento - una pausa dalle diatribe via Fb. Accanimento terapeutico è quando insisto con le cure anche se non porteranno nessun beneficio alla salute del malato e quindi in sostanza non faccio altro che prolungare il dolore e inutilmente. E’ sbagliato, non va bene. Il punto di discussione è quando considero come "cure mediche", terapie, il nutrimento e la respirazione aiutati da macchine. Aiutare ad alimentarsi e respirare non è terapie, è sopravvivenza. Se invece decido che è terapia passo nella categoria di accanimento terapeutico e quindi rivendico il diritto di farmi morire. Così però salta il paletto della indisponibilità della vita umana. nel nostro caso, la vita umana rimane intoccabile, ma non a me perché è mia".