L'intervista

Essere bambini in quarantena: il gioco, la routine e i legami

Delle conseguenze sul mondo dell’infanzia (0-6 anni) ne abbiamo parlato con Roberta Ciocca, educatrice dell’asilo nido e scuola dell’infanzia "Carcano" di Treviglio.

Essere bambini in quarantena: il gioco, la routine e i legami
Treviglio città, 08 Aprile 2020 ore 17:24

Vivere al tempo del Coronavirus non è facile. Essere bambini al tempo del Coronavirus lo è ancora meno. Privati della loro routine, dei loro spazi, della loro socialità i bambini continuano a essere la categoria meno presa in considerazione nei decreti governativi. Le loro necessità sembrano essere state congelate e anche la didattica online – che pur ci prova – non è all’altezza di una situazione che mai avremmo immaginato di vivere.
Un quotidianità stravolta e riorganizzata non senza difficoltà all’interno delle loro case improvvisamente molto più affollate e frequentate di prima. Delle conseguenze e delle misure messe in atto per il mondo dell’infanzia (0-6 anni) ne abbiamo parlato con Roberta Ciocca, educatrice dell’asilo nido e scuola dell’infanzia “Carlo Carcano” di Treviglio.

Qual è l’impatto di quello che stiamo vivendo sui bambini?

“Ci troviamo a vivere un evento unico, un blocco quasi totale della vita, per come l’abbiamo sempre conosciuta. I bambini si sono visti le abitudini completamente sconvolte, senza ricevere alcuna spiegazione che potesse in qualche modo anticipare loro quanto stesse per avvenire o prepararli al cambiamento. In ambito educativo viene sempre sottolineata l’importanza di preparare il bambino al cambiamento, che andrebbe affrontato in maniera graduale, ma in questo caso, in barba a tutte le regole che pedagogia e buon senso possano dettare, per cause di forza maggiore, i bambini si sono trovati a pagare un prezzo che poi tanto basso non è“.

Come si manifesta il disagio dei bambini?

“Il venire meno di queste certezze può causare al bambino un certo disorientamento, che manifesterà con i mezzi che ha a disposizione a seconda della fascia d’età: pianto, rabbia, insofferenza, irrequietezza sono reazioni assolutamente fisiologiche, non si tratta di capricci, ma di bisogni di rassicurazione e sentimenti di spaesamento e frustrazione che vengono esternati con il linguaggio non verbale, strumento comunicativo dominante nella fascia 0-3. È compito dei genitori accogliere queste emozioni, rassicurare il bambino sul fatto che sia del tutto legittimo sentirsi in questo modo, mostrargli comprensione, senza che però vengano meno le regole e i “paletti” educativi che forniscono al bambino un argine entro cui poter agire, offrendogli quelle certezze fondamentali per la costruzione e la crescita del sé e garantendogli una certa sicurezza”.

Come può la scuola, con la didattica a distanza, intervenire a sostegno in questa fase?

“Mantenere un contatto a distanza con i bambini, specie nella fascia 0-3, non è semplice; risulta però assolutamente fondamentale, dal punto di vista umano, tenere vivo un legame che si è fino al giorno prima nutrito di abbracci, coccole, sostegno, presenza. Qualcuno dei servizi alla prima infanzia si è mosso in questo senso, cercando con i pochi mezzi a disposizione, di mantenere aperta la comunicazione con le famiglie: i social network e whatsapp sono diventati veicolo di spunti per attività da proporre a casa e suggerimenti di letture. È, a mio parere, molto importante, fornire al bambino una continuità comunicativa con il servizio educativo in cui trascorreva la maggior parte del suo tempo e di cui si è visto privato da un giorno all’altro: è fondamentale per semplificare il futuro ritorno alla normalità e il conseguente rientro al nido o a alla scuola dell’infanzia, per non correre il rischio che le educatrici, figure di riferimento importanti e presenti nella quotidianità del bambino, diventino delle “estranee” che non ha visto né sentito per mesi“.

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