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Epatite A a scuola: “Contagiosa ma non grave”

Epatite A a scuola: “Contagiosa ma non grave”
Romanese, 23 Novembre 2017 ore 10:43

Epatite A a scuola, ansia tra i genitori dopo il terzo caso in un anno nella Bassa, che si è verificato in questi giorni a Martinengo.

Epatite A, parla l’esperto

Ripubblichiamo l’intervista rilasciataci dall’epatologo Paolo Del Poggio, quando un focolaio di Epatite A si verificò a Treviglio. Era il novembre dello scorso anno e di lì a poco, a marzo, si sarebbe verificato un secondo caso anche ad Antegnate.

Il medico

Epatologo del Policlinico «San Marco» di Zingonia, Paolo Del Poggio,  è stato per anni all’ospedale di Treviglio.

Dottore, c’è da preoccuparsi?

Assolutamente no. Tra le epatiti, la A è la meno preoccupante, non cronicizza se non raramente e comunque mai nei bambini. Nei bambini in decorso è perlopiù asintomatica, o si manifesta con lievi forme di malessere spesso confuse con normale inappetenza. Quando è sintomatica dà urine scure, ittero e feci chiare, per otto, dieci giorni.

In cosa consiste la profilassi per i compagni di scuola?

Nei casi che sono stati a stretto contatto con il paziente si somministra una dose di vaccino. Questo è il secondo motivo per non allarmarsi: se viene somministrato entro due settimane dal contatto, si riesce a evitare l’infezione. E’ uno dei migliori vaccini che abbiamo: la risposta anticorpale è molto veloce e funziona subito. In genere si fa poi un richiamo dopo 6-12 mesi, ma la protezione avviene già dopo la prima dose.

Come si trasmette?

Il contagio avviene per via orale. Nella metà dei casi (dati italiani del 2015) attraverso il consumo di frutti di mare infetti. Nel 2013 vi sono stati numerosi casi che si sono infettati attraverso il consumo di frutti di bosco congelati e contaminati. O per contatto diretto con persone infette, ad esempio attraverso comportamenti sessuali a rischio. Ma non è sempre facile determinarne la causa, anche perché il periodo di incubazione, cioè quello tra il contagio e il manifestarsi dei sintomi è di 2-6 settimane. Uno fa in tempo a dimenticarsi di essere venuto a contatto con la sorgente.

E il contagio…

E’ facile. Anche perché in questo periodo, senza sintomi, l’organismo espelle per via fecale una gran quantità di virus, che può infettare altri. D’altra parte è anche facilmente inattivabile: basta una breve bollitura (uno-due minuti), o della candeggina…

Quanto è diffusa l’epatite A?

Poco: dal 2012 all’ospedale di Zingonia mi sono capitati soltanto due casi. Proprio recentemente, quello di una donna che aveva mangiato frutti di mare probabilmente infetti. Negli anni Cinquanta, fino agli Ottanta, era invece molto più frequente. Oggi i dati Italiani segnalano circa 1,2 casi per 100 mila abitanti, mentre negli anni ottanta anche 20 casi. Si registrò un picco nel 1987, dovuto probabilmente all’utilizzo di frutti di mare. Nel 2013 un’altra ondata, legata all’arrivo in Europa di mirtilli confezionati nell’Est Europa e infetti, maneggiati forse da qualcuno che aveva l’epatite A durante il confezionamento. Invece nei paesi non industrializzati l’epatite A è molto più diffusa, dovuta alle scarse norme igieniche. Per questo motivo è consigliabile la vaccinazione contro l’epatite A per tutte le persone che effettuano viaggi internazionali al di fuori dei paesi occidentali.