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Emiliano e Mattia: una storia di vita e di dono

 La vita salva grazie alla generosità del nipote, che ha cambiato il suo destino segnato. E’ la storia di un uomo, Emiliano Bonadeo, e di suo nipote Mattia

Emiliano e Mattia: una storia di vita e di dono
Cremasco, 10 Dicembre 2017 ore 17:20

La vita salva grazie alla generosità del nipote, che ha cambiato il suo destino ormai segnato. E’ la storia di un uomo, Emiliano Bonadeo, e di suo nipote Mattia. Che ha ricevuto sabato scorso il “Premio bontà” dell’Aido  di Agnadello.

Diciottenne dona il midollo osseo

Solo chi attraversa il tunnel del cancro può capire cosa si prova veramente, quando le speranze di sopravvivere sono ridotte al lumicino o, peggio, non ci sono più. E chi lo supera, come è stato per il 45enne elettricista agnadellese, guarda la vita con occhi nuovi e dà a ogni cosa un peso diverso. Immenso quello della riconoscenza verso Mattia Bonadeo, il 18enne che gli ha donato il midollo osseo.  Una storia di ordinario eroismo. Che accomuna Mattia e l’esercito dei donatori che ogni anno in Italia fanno in modo che la battaglia contro il cancro, passo dopo passo, continui.

 La malattia scoperta a Santo Domingo

“Anni fa sono partito per Santo Domingo e dopo un anno e mezzo una mattina mi sono svegliato e non riuscivo più a respirare” ha raccontato Bonadeo, non senza emozione. “Avevo un dolore fortissimo nella parte sinistra del petto e al braccio, non riuscivo più a deglutire dell’acqua e mi cedevano le gambe. Arrivato in ospedale da una lastra è emerso che avevo i polmoni pieni d’acqua e probabilmente si trattava di un tumore. Avevo 42 anni e mi è passata tutta la vita davanti. Sono andato in una clinica a Santiago dove sono rimasto nove giorni. Mi hanno levato nove litri d’acqua dai polmoni. Dovevo fare una biopsia ossea ma ho preso un aereo nonostante rischiassi un’embolia polmonare e sono rientrato a casa”. Quindi  rientro in Italia.

Tumore sopra il cuore

Il padre ha accompagnato subito il figlio all’ospedale di Pavia e qui la diagnosi è stata terribile: un grosso tumore sopra il cuore e, pur fissando un intervento chirurgico, ai genitori i medici avevano rivelato che il figlio non aveva più di cinque giorni di vita. Per Bonadeo è così cominciato un calvario, che però lo ha fatto riavvicinare alla fede.
“Ho cercato l’aiuto di Dio disperatamente, ho cominciato a pregare in modo inconscio, ritrovando la fede che non praticavo e di cui ora non posso più fare a meno”  ha spiegato con gli occhi illuminati dalla gioia. “I medici mi hanno sottoposto a chemioterapia e, incredibilmente, dopo quattro sedute il tumore si è ridotto del 70%… Per il professore che mi seguiva ero un caso da portare in università”.

Ma non era finita…

Si è reso necessario un trapianto di midollo osseo e tra i donatori il giovane Mattia non ha avuto dubbi.  “Così dopo un totale di 101 chemio, 40 giorni di camera asettica, 25 giorni di morfina e 22 chili persi, sono qui. Non trovo mai le parole giuste per ringraziare mio nipote. Ho visto gente morire, uscire di testa… Non so più cosa vuol dire arrabbiarmi nella vita. La malattia con la fede mi ha fatto trovare risposte a tante domande”. Leggi tutta la storia di Emiliano e Mattia sul Cremascoweek in edicola

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