Cronaca
Bergamo

Due colpi in sei mesi alla Bcc: rapinatori traditi da una leggerezza (e da una multa) VIDEO

Quattordici mesi di lunghe indagini “tradizionali” hanno portato gli inquirenti ad arrestare Giuseppe Di Matteo, già in carcere per un’altra rapina allo stesso istituto, e un complice, anche lui in carcere. Tradito da… una multa.

Cronaca Bergamo e hinterland, 06 Luglio 2020 ore 18:32

Rapina in banca Bcc a Bergamo, identificati i due responsabili dopo 14 mesi di indagini: sono due navigati rapinatori, che  ora dovranno rispondere anche dell'ennesimo colpo della loro carriera: una rapina avvenuta il 3 aprile 2019 ai danni della filiale di Bergamo della Bcc Oglio e Serio.  Ecco come la Polizia è riuscita a venire a capo di un mistero decisamente fitto, con un'indagine degna di un giallista: ci sono voluti 14 mesi di lavoro  per inchiodare i due, che peraltro nel frattempo erano già stati arrestati, nei mesi scorsi, per altre rapine.

La rapina di aprile 2019 alla Bcc Oglio e Serio

Era un mercoledì, quel 3 aprile: primo pomeriggio. I due, uno armato di pistola ed entrambi a volto coperto, avevano fatto irruzione nella banca, portandosi via 31mila euro in contanti dopo aver minacciato personale e clienti. Poi, erano fuggiti a bordo di una Fiat Uno rubata.
Sarebbe stato un colpo perfetto, non fosse per due sole imperdonabili leggerezze, che li hanno traditi. Ma andiamo con ordine, cominciando dal primo arrestato: Giuseppe Di Matteo.

rapina in banca bergamo

 

E' lui uno dei due rapinatori, quello che aveva prelevato il denaro della cassa. Ma per arrivare a lui i poliziotti hanno lavorato davvero "di fino", incastrando elementi e facendoli combaciare con altri indizi emersi da un'altra rapina avvenuta ben sei mesi più tardi, nello stesso istituto di credito. E decisamente strana.

La rapina di ottobre

Era  il 16 ottobre dello stesso anno quando lo stesso sportello bancario fu assalito per la seconda volta.  Stavolta, da un rapinatore solitario, armato e con il volto coperto. Dopo aver scavalcato il bancone, aveva arraffato i soldi, 14 mila euro, per poi disinvoltamente imboccare il corridoio interno della banca e darsi alla fuga verso il cortile interno, quasi come se conoscesse a menadito la struttura dell'edificio. Com'era possibile? "Elementare, Watson" direbbe Sherlock Holmes: ci era già stato prima. Ma per capirlo, i poliziotti hanno dovuto riprendere in mano le  immagini della rapina di aprile.

Di Matteo, classe 1958, di Seriate,  dopo quello strano colpo di aprile  aveva infatti  seguito uno degli impiegati della banca, che aveva tentato la fuga. L'aveva seguito nel back-office,  accedendo a un corridoio dà l’accesso al cortile condominiale del complesso. Una via nota esclusivamente agli addetti ai lavori. Un dettaglio che  non era infatti sfuggito agli investigatori della Squadra mobile. Che  quando sei mesi più tardi  hanno arrestato per la prima volta Di Matteo, se ne sono ricordati.

 

 

La Punto della moglie

Era quindi già sotto indagine, in regime di semi-libertà, quando ieri gli è stata contestata anche quella rapina di aprile. Ulteriori approfondimenti, l’analisi delle immagini della videosorveglianza e, appunto, questo strano particolare della fuga dal retro compiuta come se in quella filiale fosse “di casa”, hanno fatto il resto. E’ stato anche appurato che la Fiat Punto utilizzata ad aprile dai due rapinatore era quella intestata alla moglie del Di Matteo, la stessa auto utilizzata poi dallo stesso della seconda rapina e posteggiata nei pressi dell’istituto bancario.

E il complice? Inchiodato da una multa

Parallelamente alle indagini per inchiodare Di Matteo, gli inquirenti hanno fatto di tutto per identificare anche l’altro rapinatore di aprile: un soggetto leggermente claudicante. I sospetti sono caduti subito su un pregiudicato bergamasco, M.B., classe 1961, assiduo frequentatore di Di Matteo e conosciuto dagli investigatori per questa leggera anomalia fisica.

Durante la perquisizione a casa di M.B, a Sorisole, nei giorni scorsi,  è arrivata la prova vera e propria: sono stati trovati dei guanti, simili a quelli indossati per il colpo e riconoscibili per un marchio ben visibile. C’era poi un ombrello, utilizzato al termine della rapina da Di Matteo per celarsi alle telecamere. E soprattutto c’era una multa: un verbale di sanzione amministrativa per una violazione al Codice della Strada, elevata dalla Polizia Locale di Bergamo il 12 marzo 2019, alle 12, proprio in via Stoppani, non distante dalla filiale assalita. Evidentemente, i due avevano organizzato un sopralluogo prima del colpo.

Anche M.B è quindi stato identificato, ma anche per lui non sono scattate le manette: si trova infatti già in carcere per una tentata rapina  ai danni della banca Valpolicella Benaco, filiale di Caprino Veronese (Verona) e per la rapina consumata all'ufficio postale di Castiglione delle Stiviere (Mantova), avvenute entrambe il 18 giugno di quest’anno. Caso chiuso.

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