Davide, Fabiana e Giulia sono morti per quel muretto

Lo sfogo del padre di Fabiana, Dario Frigeni: "E’ stata solo una tragedia: inutile continuare a cercare colpevoli"

Davide, Fabiana e Giulia sono morti per quel muretto
20 Ottobre 2017 ore 17:04

Il muretto di recinzione contro cui si erano schiantati in auto, perdendo la vita in tre, è troppo vicino alla carreggiata. Così a processo per omicidio colposo è finita la proprietaria dello stabile.

La tragedia cinque anni fa

Davide Sabbatini

Un rinvio a giudizio drammatico, e che riapre una ferita mai guarita a Cividate. Si parla infatti della tragedia che il 30 giugno 2012 vide morire tre giovani cividatesi in un tragico incidente stradale: Davide Sabbatini 19 anni, Fabiana Frigeni di 16 e Giulia Aceti di 15.
I tre ragazzi stavano rientrando dalla serata per la festa di Davide che aveva appena sostenuto gli esami per la maturità. Il neo geometra Davide Sabbadini, era alla guida della sua automobile,una Ford Escort station wagon, con lui c’erano anche Fabiana Frigeni Giulia Aceti. Ma arrivati alle porte della città di Romano, Davide ha perso il controllo dell’auto che si è schiantata contro il muretto dio recinzione del capannone. Davide e Giulia morirono sul colpo, mentre Fabiana qualche ora più tardi in ospedale.

Giulia Aceti

Rinvio a giudizio

Lunedì Antonella Suardi, proprietaria del terreno su cui si trovava la recinzione di cemento armato, è stata rinviata a giudizio per omicidio colposo. La prima udienza si terrà il 23 febbraio.
La tesi dell’accusa è che il muretto di recinzione del capannone industriale contro cui l’auto si schiantò non era a norma. Non sarebbero rispettate, infatti, le distanze minime dalla carreggiata previste dalla legge. Secondo la normativa lungo le strade provinciali, in particolare, la distanza deve essere di almeno tre metri, mentre in quel caso era solo di uno.

 

Una tragedia evitabile?

L’impatto dell’automobile, che viaggiava ad una velocità di 72 chilometri orari, non sarebbe stato così violento. E la tragedia, forse, avrebbe potuto essere evitata. Una tesi che l’accusa sosterrà durante il processo. Ma anche la difesa è già pronta. La proprietaria infatti verrà rappresentata dall’avvocato Roberto Bruni di Bergamo.

“E’ una ferita ancora aperta”

Sono trascorsi cinque anni, ma la ferita è ancora aperta. Lo ha raccontato, con tristezza, il papà di Fabiana, Dario Frigeni. «Erano tre ragazzi esemplari – ha detto Frigeni – Davide, appena diplomato, un esempio per i più giovani. Giulia e Fabiana, due ragazze stupende. Noi, le famiglie, il paese intero, vogliamo solo una cosa: che la loro memoria e il nostro dolore vengano rispettati. E’ stata solo una tragedia: inutile continuare a cercare colpevoli».

Leggi l’intervista completa sul Giornale di Treviglio e RomanoWeek in edicola da oggi, venerdì 20 ottobre.

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