Cronaca

Contraccettivi d'emergenza, per qualcuno sono abortivi

La lettera del "Popolo della famiglia" del Piemonte sul caso della farmacista obiettrice di Verdello

Contraccettivi d'emergenza, per qualcuno sono abortivi
Cronaca 26 Ottobre 2017 ore 15:24

Dopo la nostra inchiesta sulla famosa "pillola del giorno dopo"  il vicepresidente del "Popolo della famiglia" del Piemonte Marcello Protto ci ha inviato una lettera. Secondo Protto i contraccettivi d'emergenza sarebbero in realtà nientemeno che abortivi. Giusto dunque, dal suo punto di vista, il rifiuto della farmacista di Verdello di vendere il farmaco.

"I contraccettivi d'emergenza sono abortivi"

"Il termine «contraccettivo d'emergenza» - scrive Protto -  utilissimo a livello di marketing (400.000 confezioni solo di Norlevo vendute all'anno in Italia), porta fuori strada le donne in molti casi concreti. Vediamo il caso della «Ellaone» a base di Ulipristal acetato, la pillola dei cinque giorni dopo, con formula chimica simile alla «kill-pill» RU486, che provoca l'aborto chimico. Poiché gli spermatozoi sono in grado di fecondare l'ovulo fino a cinque giorni dopo il rapporto, soltanto se la pillola è assunta più di 24 ore prima dell'ovulazione è efficace come contraccettivo al 100%, ma successivamente la sua efficacia diminuisce più questo intervallo si riduce, col risultato finale che l'efficacia contraccettiva è del 78,6 %, quindi in 21 casi su 100 l'amplesso è fertile (ricerca di Croxhatto e coll., 2010). Ma allora perché il produttore afferma in base ai risultati sperimentali che l'efficacia è del 97,9 %? Che ne è del concepito? Perché la Ellaone agisce anche sull'endometrio, cioè il caldo tappetino della vita che riveste l'interno dell'utero, che fa da «nido» in condizioni normali al nuovo individuo umano, anche lui da giorni col suo DNA, unico e irripetibile. Praticamente il concepimento ha avuto luogo ma il suo prodotto non può annidarsi perché il farmaco sfalda e ischemizza l'endometrio e il concepito muore (effetto post-concezionale antinidatorio o controgestativo, cioè impedisce la gestazione con un aborto nascosto)".

"Gli aborti non sono diminuiti ma aumentati"

Molte donne hanno dichiarato che se avessero conosciuto i veri effetti della pillola non l'avrebbero assunta. Questo 2,1 % in cui comunque la pillola non funziona, spiega anche perché in tutti i paesi dove essa è stata adottata, in particolare per contrastare le gravidanze nelle minorenni, i tassi di aborto non sono diminuiti ma aumentati (Svezia, Inghilterra). Spiega anche come la diminuzione degli aborti (IVG) in Italia sia solo apparente. Per quanto riguarda la pillola del giorno dopo, sebbene l'AIFA abbia tolto dai bugiardini la frase «Il farmaco potrebbe anche impedire l'impianto», di fatto non esiste alcuno studio che dimostri che tale preparato non abbia un effetto letale sull'embrione già concepito.  La massima efficacia come contraccettivo infatti si ha solo se il levonorgestrel viene assunto almeno 24 ore prima dell'ovulazione. Se viene assunto a una distanza più ravvicinata l'efficacia come contraccettivo diminuisce. Se viene assunto dopo l'ovulazione l'efficacia come contraccettivo è nulla. L'efficacia dichiarata (80%) dunque non si spiega se non ipotizzando che il prodotto agisca su qualche altro meccanismo di tipo abortivo oltre al ritardo/inibizione dell'ovulazione. Posso spiegarmi una così grande confusione sul termine «contraccezione di emergenza» o tra «concepimento» e «annidamento» per quanto riguarda l'inizio della vita, se ripenso al breve trattato del filosofo tedesco Josef Pieper [1904-1997] «Abuso del linguaggio, abuso di potere», la cui citazione si commenta da sé.

"L'obiezione di coscienza è un diritto inviolabile"

Infine la giornalista nella sua inchiesta omette di dire che l' obiezione di coscienza è un diritto inviolabile costituzionalmente garantito. Quindi, anche se viene previsto esplicitamente in alcune leggi come quella sull'aborto, dalla legge 40/2004, o sulla sperimentazione animale, resta vero che gli articoli della Costituzione sulla libertà di manifestazione del pensiero, di religione etc. obbligano l'interprete sistematico della legge, cioè il magistrato che giudica coordinando fra loro tutti gli articoli della Costituzione, a rispettare l'obiezione. Infatti «la Corte Costituzionale nella parte delle motivazioni della sentenza n. 467 del 1991 pone un principio di sostanziale obbligatorietà per lo Stato democratico di riconoscere l’obiezione di coscienza. Il diritto sussiste prima del riconoscimento da parte del legislatore, tuttavia sempre auspicabile» (Walter Brunetti, sost. procuratore della Repubblica di Napoli). Ne consegue che, in analogia con le altre leggi in cui l'obiezione è prevista, il magistrato deve riconoscere il diritto all'obiezione di coscienza nei casi concreti, che si trova ad affrontare, come le sentenze di assoluzione dei farmacisti confermano. Ed anche la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo all'art. 18 solennemente afferma che: «Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione». C'è dunque da chiedersi come mai siano così poche le farmacie nelle quali si può esercitare il diritto all'obiezione di coscienza nella distribuzione di queste pillole e se le farmaciste dipendenti siano veramente libere".