Comune nega assistenza a sorelle disabili

A Palosco la lotta di due sorelle per difendere il diritto al «Progetto di vita» finisce nelle aule del Tribunale.

Comune nega assistenza a sorelle disabili
Romanese, 26 Dicembre 2017 ore 08:00

Comune nega assistenza a sorelle disabili. A Palosco la lotta di due sorelle per difendere il diritto al «Progetto di vita» finisce nelle aule del Tribunale.

Comune nega assistenza a sorelle disabili

Il Comune spende migliaia di euro per negare l’assistenza a due sorelle disabili che la legge, invece, garantirebbe loro. A.M.S. e R.S. sono due sorelle, entrambe disabili, e fino a qualche tempo fa erano ospiti di una comunità gestita dalla società «Namasteè».

Lo sfogo dell'amministratrice di sostegno

A rappresentare A.M.S. è un’altra sorella, L.S. a cui il sindaco, nonostante due cause civili già perse, ha deciso di rendere la vita un inferno negando la possibilità di realizzare il «progetto di vita» per la sorella che ora vive in un appartamento in città seguita anche da una badante.

Il Tribunale condanna il Comune

Le sentenze del tribunale civile di Bergamo, la prima del 24 febbraio 2015 la seconda del 7 novembre 2017, parlano chiaro. A.M.S. (così come la sorella R.S. che però non è seguita la L.S.) ha diritto all’assistenza sociale di cui gode e la posizione del Comune è errata.

I soldi pubblici spesi

Avendo perso, l’ente si trova così a pagare gli avvocati: 20mila euro circa per la prima causa e 65mila circa la seconda. Non solo. La sentenza di novembre ha stabilito anche che il Comune deve versare 76mila euro a titolo di rette più interessi moratori alla società «Namastè» che gestisce la comunità dove erano inserite le disabili.

I disabili sono un costo?

"Negli incontri che si sono tenuti per discutere del “Progetto di vita” di mia sorella (Legge 328 del 2000), il sindaco e l’assistente sociale hanno sostenuto che le mie due sorelle disabili hanno privato la comunità di Palosco di risorse finanziarie – ha detto L.S.– infatti il denaro deve essere speso per le strade e cose visibili, non certo per i disabili che non danno prestigio e visibilità al suo operato. Per questo continuano a fare richieste al giudice tutelare di revocarmi il mandato di amministratore, ma il giudice non dà seguito".

Leggi di più nell'articolo dell'edizione di venerdì 22 dicembre del Giornale di Treviglio.