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Intervista

Colpito dal Covid a 37 anni: “Mi hanno salvato gli angeli dell’ospedale e tutti i miei cari”

Il messaggio di speranza di Mauro Vigentini, pontirolese ricoverato per settimane al Papa Giovanni: "Non perdete la fiducia e la voglia di lottare".

Colpito dal Covid a 37 anni: “Mi hanno salvato gli angeli dell’ospedale e tutti i miei cari”
Cronaca Gera d'Adda, 09 Aprile 2020 ore 09:44

Un tunnel in cui si entra soli senza sapere se si riuscirà mai più a rivedere la luce e i propri cari quello del Coronavirus, ma un pontirolese lo ha attraversato e ce l’ha fatta.Una storia di speranza che ha voluto raccontare per riaccenderla in chi adesso brancola nel buio.

Dai primi sintomi al ricovero

“Il 7 marzo mi è venuta un po’ di febbre – ha ricordato lunedì dalla clinica San Francesco di Bergamo Mauro Vigentini, 37 anni – Era un sabato e già da domenica mi sono isolato, mandando mia moglie Alessandra e i miei due bimbi, Lorenzo di 3 anni e 8 mesi e Camilla di 57 giorni, dai suoceri per precauzione. Lunedì ho fatto un colpo di telefono al mio medico che mi ha consigliato la tachipirina e la febbre, intorno ai 38 gradi, all’inizio scendeva. Da metà settimana però è salita fino a 39 e il respiro si è fatto affannoso”.

A questo punto il 37enne consulente finanziario ha contattato il numero verde regionale e poi di nuovo il medico, finché ha chiamato il 118. A Mauro, però, vista la giovane età e le condizioni non allarmanti viene chiesto di stare a casa. Così inizia a monitorare i suoi parametri finché decide di rivolgersi al Pronto soccorso dell’ospedale di Bergamo.

“Era sommerso dai pazienti – ha raccontato – fatti prelievo sanguigno, radiografie e tampone mi hanno messo su una barella in corridoio, in attesa del referto. Medici e infermieri facevano i salti mortali per assistere tutti. Arrivato l’esito è saltato fuori che il Covid-19 aveva attaccato entrambi i polmoni e il letto è arrivato prima del previsto”.

Il 16 marzo Mauro è stato ricoverato nel reparto malattie infettive.

Giorni di sconforto e paura

“Dopo un paio di giorni il mio vicino non ce l’ha fatta – ha continuato – dentro di me è nata la paura e la mia vita ha iniziato a scorrermi davanti, anche perché le mie condizioni erano peggiorate. Vedi tutto nero e la cosa peggiore è che sei solo. Ho avuto un paio di giorni di sconforto, pensavo di essere uno dei tanti che non ce l’avrebbe fatta, è stata veramente dura”.

“Stavo seduto sul letto per far lavorar meglio i polmoni su suggerimento di una dottoressa – ha proseguito – ho trovato la forza di reagire grazie ai medici, ai paramedici, agli infermieri, agli addetti alle pulizie e a quelli che ci portavano i pasti, angeli che avevano sempre una parola di conforto e di sprone per tutti, ma anche grazie alle centinaia di messaggi che arrivavano sul cellulare da parte di familiari, amici e semplici conoscenti di Pontirolo che mi infondevano coraggio facendomi sentire la loro vicinanza con la preghiera. Ringrazio tutti di cuore. E poi c’era la fede e la voglia di lottare per i miei figli… In quei momenti si rimette ordine nella propria vita, si rifà la scala dei valori, delle cose che contano: la famiglia è al primo posto”.

Un messaggio di speranza: “Non perdete la fiducia e la voglia di lottare”

“Quando mi hanno presentato la maschera CPAP mi sono spaventato, e così ho raccolto la sfida che mi ha lanciato il medico: se avessi reagito bene con l’ossigeno avrei evitato di indossarla”.

Una scossa finale, e la ripresa per fortuna c’è stata. La strada si è fatta più in discesa e più si ripeteva che ce l’avrebbe fatta, più la salute migliorava.

“La strada si è fatta più in discesa – ha proseguito – quando nel letto accanto al mio è arrivato il primario di ginecologia di Bergamo, il dottor Luigi Frigerio ho stretto con lui un bel rapporto, mi dava piccoli consigli e i colleghi in visita analizzavano anche la mia situazione dandomi conforto. Ho cominciato a vedere le cose più serenamente”.

“Dico a chi è malato di non perdere la fiducia né la voglia di lottare, ce la faremo perché siamo un popolo forte. A un bergamasco si dice “mola mia” no? Sono vicino a tutti coloro che hanno perso un amico o un familiare, li ho persi anch’io… Un abbraccio e un augurio affinché trovino la forza di andare avanti”

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