Cronaca
Spirano

Claudio torna a casa dopo 116 giorni di lotta: "Conta solo che sono vivo"

Il 16 marzo i primi malesseri e poi il ricovero al Niguarda e un mese in terapia intensiva, ma ce l'ha fatta e ha potuto riabbracciare la sua famiglia.

Claudio torna a casa dopo 116 giorni di lotta: "Conta solo che sono vivo"
Cronaca Media pianura, 10 Luglio 2020 ore 11:11

Sopravvissuto al Covid-19, torna tra le braccia della sua famiglia. Dopo 116 giorni, e una tremenda esperienza in bilico tra la vita e la morte, è tornato ieri a Spirano e dai propri affetti, Claudio Deotto, 69 anni, originario del Friuli ma dal 1972 nella Bergamasca. In pensione da più di dieci anni, Deotto è da sei anni volontario dell’«Associazione spiranese autisti per il sociale».

Dal malessere alla terapia intensiva al Niguarda

«Era il 16 marzo, lo ricordo ancora – ha raccontato, con commozione ma con voce pacata, al telefono, il signor Deotto – Da una settimana circa, soffrivo di malesseri, la febbre andava e veniva, mia figlia, preoccupata, ha pensato di chiamare l'ambulanza: il consiglio dei sanitari era chiaro, meglio il ricovero, E così mi portarono direttamente al Niguarda, di quello che è successo poche ore dopo, i ricordi invece non sono molto nitidi. Purtroppo le cose peggiorarono e fui ospitato in terapia intensiva».

Dopo un mese il risveglio e i problemi agli arti

Un mese di terapia intensiva, intubato, incosciente; fu necessaria anche una tracheotomia.

«Mi hanno salvato la vita – ha detto ancora, sottolineando più volte le parole – Quando mi risvegliai, a metà aprile, le cose cominciarono lentamente a riprendere il corso di prima, di quel periodo ho ricordi ovviamente, immagini, ma insieme mi accorsi di alcuni problemi ai piedi e a una mano».

Claudio Deotto, 69 anni

«Il 13 maggio sono stato trasferito alla clinica “Zucchi” di Carate Brianza per la riabilitazione – ha aggiunto Claudio, che per una vita, prima della pensione, è stato impiegato, da operaio tecnico, nel settore industriale dei cablaggi per elettrodomestici e per macchinari da lavoro – Di fatto il Covid-19 mi ha lasciato in eredità non problemi ai polmoni ma al sistema nervoso, soprattutto degli arti inferiori e di una mano. Dal mio risveglio in ospedale, e poi nei giorni seguenti, non riesco a sentire i piedi, ho bisogno di tutori per camminare; e anche una mano è parzialmente insensibile».

"Conta solo che sono vivo"

«Alla clinica la riabilitazione ha puntato soprattutto sulla stimolazione nervosa per consentire ai nervi periferici di riprendersi – ha detto ancora Deotto – Probabilmente quel mese passato legato alle macchine, intubato, incosciente, ha pregiudicato l'attività del sistema: una volta a casa riprenderò quotidianamente gli esercizi agli arti inferiori e alla mano con un elettrostimolatore, ci vorrà costanza e impegno, anche questa volta».

«I medici non mi sanno dire quanto durerà questa condizione, né sanno assicurarmi se tornerò quello di prima, se i piedi e la mia mano torneranno alla sensibilità – ha aggiunto Deotto – Ma sono vivo, posso tornare dalla mia famiglia, a casa: l'importante è questo. Sono sopravvissuto».

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