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Cividate ricorda don Elia, prete calzolaio

Sabato 2 settembre il paese si ferma per onorare il fondatore del Sacro Cuore di Urbino

Cividate ricorda don Elia, prete calzolaio
Cronaca 25 Agosto 2017 ore 18:45

Cividate ricorda don Elia, sacerdote calzolaio, ventun’anni dalla scomparsa. Sabato 2 settembre il paese si ferma per onorare il fondatore del Sacro Cuore di Urbino.

Cividate ricorda don Elia

Alle 10 recita del rosario davanti alla tomba di don Elia nella cappella dei sacerdoti al cimitero. Alle 11 celebrazione della messa alla santella del Sacro Cuore nello stabilimento Alltub. Ingresso in via Indipendenza. In caso di maltempo la messa sarà celebrata nella chiesa parrocchiale. Si chiude il ricordo con un pranzo conviviale in oratorio alle 12.30. Le iscrizioni vanno fatte da Gino Bellebono – Ciolèt, in via San Rocco, entro giovedì 30 agosto.

Don Elia, prete calzolaio

Elia Bellebono nacque a Cividate nel 1912, penultimo figlio di una famiglia molto numerosa e molto povera, ma ricca di fede. Fu in particolare la madre, donna devotissima, a crescere ed educare Elia e i suoi fratelli secondo i principi cristiani che le erano particolarmente cari. Dopo la terza elementare, a meno di 10 anni, il piccolo Elia abbandonò gli studi per aiutare e sostenere economicamente la famiglia. Entrò come apprendista nella bottega di un calzolaio, mestiere che suo padre e suo nonno avevano svolto prima di lui e al quale ancora oggi alcuni membri delle nuove generazioni della famiglia si dedicano con passione.

L’ordinazione sacerdotale

Ma gli insegnamenti della madre non cessano di guidare la vita del giovane artigiano che, a 28 anni, decide di entrare nel noviziato dei Gesuiti. Dovranno passare però ancora più di 30 anni prima che Elia Bellebono, riceva una speciale dispensa da Papa Paolo VI. Nulla aveva mai studiato di teologia, e aveva avuto appena il tempo di imparare a leggere e a scrivere prima di dover iniziare a lavorare per contribuire al magro bilancio familiare. Solo all’età di 65 anni, viene ordinato sacerdote a Roma dal cardinale Pietro Palazzini. Dopo l’ordinazione sacerdotale Don Elia fu mandato a risiedere all’eremo di Monte Giove, eretto su una collina dietro Fano, nelle Marche. Nella sede del convento dei Monaci Camaldolesi, Don Elia nei vent’anni del suo sacerdozio riceve ogni giorno decine di persone che andavano a confessarsi da lui.

La morte

Per portare il suo messaggio di speranza e conforto Don Elia viaggiava in diverse parti d’Italia e della Svizzera italiana. Non si negava mai a chi lo chiamava per celebrazioni, conferenze e esercizi spirituali. Una vita straordinaria che è stata di ispirazione anche per due libri, opera di un sacerdote gesuita e di un salesiano. È il 2 settembre del 1996 quando Don Elia, provato da una lunga malattia,si spegne nella sua cella delll’Eremo di Monte Giove. Il suo corpo viene portato a Cividate. Dopo i funerali, viene sepolto nella cappella dei sacerdoti al cimitero del paese, in attesa di essere un giorno traslato nella cripta del santuario di Urbino.

L’opera del Sacro Cuore di Gesù

A testimonianza del proprio operato Don Elia ha lasciato un forte ricordo in tutti i cividatesi, ma anche una testimonianza concreta di carità cristiana. Ha fortemente voluto la fondazione «Opera del Sacro Cuore di Gesù», ora presieduta da Ugo Duci, che dispone di tutti i beni trasmessi dal suo fondatore. Tra questi c’è il terreno in Urbino (località Ca’ Staccolo) su cui sta sorgendo un centro di spiritualità dedicato al Sacro Cuore, che sarà espressione di quell’amore predicato da don Elia.