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Caso Boselli, parla la figlia Desirée: ecco la sua versione dei fatti – TreviglioTV

Caso Boselli, parla la figlia Desirée: ecco la sua versione dei fatti – TreviglioTV
Cronaca 23 Maggio 2017 ore 13:35

Redazione, 23 maggio 2017

Dopo le polemiche insorte settimana scorsa tra maggioranza e opposizione, dopo il colpo basso di queste, che hanno riportato alla luce il caso Boselli attraverso una campagna informativa porta a porta, questa volta a far sentire la sua voce è stata la figlia Desirée che ha espresso la sua versione dei fatti.

“E’ davvero così difficile superare la burocrazia quando si tratta di tutelare persone che nel giro di poche ore hanno perso tutto e chiedono un aiuto provvisorio e temporaneo?”. E’ questa la domanda che Desirée Boselli si è posta. Infatti il suo attacco all’Amministrazione Lucca nasce da alcune promesse mancate. Secondo quanto afferma Desirée il sindaco Beppe Lucca, pochi giorni dopo il tragico incendio, aveva promesso tre cose: l’assegnazione provvisoria e temporanea di un alloggio comunale, la messa a disposizione di un container per lo smaltimento del materiale bruciato ed infine la messa a disposizione di un locale comunale per lo stoccaggio dei pochi beni salvati. Tutti questi impegni però sono rimaste solo delle promesse irrealizzate: la famiglia Boselli infatti non ha ricevuto nulla di tutto ciò. “Il 7 febbraio, 40 giorni dall’incendio – ha detto Desirée – veniamo a sapere, dopo aver cercato di contattare il sindaco in tutti i modi, che per ottenere quanto promosso era necessario presentare dei documenti, che abbiamo reperito con molta fatica, in quanto essendo conservati in casa, sono andati perduti insieme all’appartamento”.

La raccolta dei documenti però termina il 16 marzo quando “i miei genitori – continua Desirée – stremati e delusi dall’assoluta mancanza di interesse da parte dell’Amministrazione, decidono di rinunciare all’alloggio. Con immensa tristezza poi, veniamo a sapere che l’alloggio il giorno dopo la nostra inevitabile rinuncia è stato assegnato in deroga dall’Amministrazione ad una famiglia extracomunitaria”. Le delusioni per la famiglia Boselli non finiscono qui. “Il 23 Marzo richiediamo nuovamente all’Amministrazione di poter avere il container promesso quasi 3 mesi prima per aiutare almeno le operazioni di smaltimento del materiale andato distrutto – ha concluso Desirée – ma il giorno dopo l’Amministrazione modifica quanto detto, offrendoci solo orari agevolati per l’accesso alla piattaforma ecologica. Ci presentiamo allora alla piattaforma ecologica, nel tentativo di smaltire, senza il container, il materiale carbonizzato, ma riceviamo una risposta negativa: non solo nessun orario speciale ma anche spese aggiuntive per lo smaltimento di rifiuti speciali. Il container, se lo avessimo ancora voluto, sarebbe stato disponibile solo a pagamento“.

Ma come si suol dire la verità sta nel mezzo. “Vorrei chiarire che non c’è stato disinteresse – ha detto Lucca – innanzitutto il container non è mai stato promesso per semplici ragioni, non ci sarebbe stato lo spazio per posizionarlo”. Inoltre sebbene il sindaco non abbia concesso l’abitazione, sempre è stato disponibile nel dare anche un contributo economico per sostenere le spese della famiglia, così come è stato disponibile nel dare aperture agevolate alla discarica per consentire un più rapido e fluido smaltimento dei rifiuti. E sulla tanto demonizzata burocrazia, Lucca ha detto “è vero può sembrare che le regole sia degli ostacoli, ma sono proprio queste regole che permettono di vivere in modo equo”.

Il nodo di tutta la vicenda sta nella consegna dei documenti, perché il sindaco può sì concedere una deroga, ma a patto che si attesta la reale condizione di disagio economico e sociale. Il vero potere del sindaco stava nel poter inserire la famiglia nella graduatoria, una volta accertato il tutto, sebbene questa non fosse da aggiornare e quindi scavalcare chi da tempo aveva bisogno di un appartamento.

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