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Cartello shock del prete di Cassano sull’installazione dell’otto marzo: “L’aborto è un delitto”

L'installazione delle Acli sulle battaglie per i diritti delle donne nel Novecento e la provocazione del sacerdote, che ha realizzato un cartello anonimo di protesta.

Cartello shock del prete di Cassano sull’installazione dell’otto marzo: “L’aborto è un delitto”
Cronaca Cassanese, 13 Marzo 2021 ore 10:48

“L’aborto non è un diritto, ma un delitto”. Con un cartello di questo tenore, nei giorni scorsi, un sacerdote di Cassano d’Adda, don  Simone Duchi, e  Nicolò De Maestri, studente di Filosofia,  hanno deciso di rispondere  all’iniziativa dell’Acli e dell’associazione cassanese “Ponti di cotone”  per  la Giornata internazionale della donna.   Il cartello anonimo –  “rivendicato” solo in seguito dal vicario della parrocchia di Santa Maria Immacolata e San Zeno –  è stato affisso su una serie di sagome di donne, che elencavano date significative nella storia dei diritti delle donne attraverso la storia del Novecento: un’installazione artistica realizzata dalle due associazioni cassanesi lungo la cancellata di via Dante Alighieri he costeggia il parco del Centro culturale. Ne dà notizia Primalamartesana.it

 “L’aborto non è un diritto, è un delitto”

Il cartello del sacerdote è stato appeso accanto alla sagoma  che celebrava il 1978, anno in cui è stata emanata la nota Legge 194 che ha depenalizzato e disciplinato le modalità di accesso all’aborto. Una conquista fondamentale  per gli organizzatori dell’installazione artistica,  ma un vero e proprio affronto per don Simone, vicario della chiesa di Santa Maria Immacolata e San Zeno.

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Rimosso sia il cartello che la sagoma celebrativa della “Legge 194”

Il cartello ha subito generato centinaia di reazioni sui social, tanto che nel giro di poche ore è stato rimosso dai membri di Ponte di cotone, insieme alla sagoma legata alla data del 1978. L’intento di chi aveva deciso di dare vita all’installazione artistica non era infatti di innescare una accesa polemica. Dopodiché, passato qualche giorno, in settimana gli autori del cartello antiabortista hanno deciso di venire allo scoperto rivendicandone  la paternità.

La polemica che è nata indica quanto la questione sia ancora attuale e dibattuta. Possiamo dire di aver ottenuto ciò che volevamo: riaccendere i riflettori su un tema tanto importante quanto troppo spesso banalizzato

Queste le parole di Nicolò De Maestri, studente di Filosofia all’Università Cattolica di Milano. Il sacerdote, invece ha motivato così il suo gesto.

“Il nostro messaggio non voleva essere espressione di un’ideologia, ma una semplice constatazione: dobbiamo partire dal principio secondo cui una sola cosa accomuna tutti gli uomini, e cioè l’essere figli. Nessuno sceglie di esserlo, nessuno sceglie di nascere, e ciò ci rende tutti uguali”.

I dettagli sulla Gazzetta dell’Adda in edicola da oggi, sabato, oppure QUI.

Gli antiabortisti nella Bassa

Non è la prima volta che si torna a parlare, 42 anni dopo, della Legge 194. Nei giorni scorsi, a Caravaggio un’altra manifestazione di segno opposto aveva fatto molto discutere, quando un’associazione dell’universo “pro-vita” aveva organizzato un gazebo per la distribuzione di manifesti e pubblicazioni anti-abortiste sul sagrato della chiesa parrocchiale. Alcune ragazze avevano protestato rovesciando un vaso di letame sui loro tavoli. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri.

La legge sull’aborto i Italia

La legge 194 del 1978 consente  di ricorrere all’aborto solo nei primi 90 giorni di gestazione, mentre tra il quarto e quinto mese è possibile per motivi di natura medica. Prima della legge 194, l’aborto era invece un reato penale.

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