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Cannabis legale boom di negozi più di 400 i rivenditori in Italia

Dal 2005 quadruplicati gli esercizi, a Treviglio un "precursore" dei growshop

Cannabis legale boom di negozi più di 400 i rivenditori in Italia
Treviglio città, 15 Gennaio 2018 ore 16:27

In otto città italiane su dieci è presente un growshop, un negozio che vende la cosiddetta cannabis legale. In testa alla classifica nazionale la Lombardia che dispone di 67 esercizi. Sono oltre 400 i negozi cannabis in Italia, secondo il dato censito nel 2017 da “Magica Italia”, la  guida  pubblicata dalla rivista “Dolce Vita”, dedicata al mondo della cannabis.

Cannabis light: per lo “sballo” ma non solo

Nonostante in Italia la cannabis ricreativa non sia legale, durante lo scorso anno la versione light ha fatto registrare un vero e proprio boom. Dal centinaio di punti vendita registrati nel 2005, il mercato ha subito un cambiamento complessivo e allo “sballo” si stanno sostituendo i prodotti per la coltivazione, il tessile e l’alimentare. Sospendendo tutti i possibili risvolti etici, medici e legislativi, l’economia che ruota intorno a questo mercato è ormai sotto gli occhi di tutti.

Non tutti i negozi sono uguali

I negozi dedicati alla rivendita della cannabis legale sono di diverso tipo. In tutti i punti vendita (o quasi) sono presenti sostanze psicoattive legali, accessori e letteratura dedicata ma per il resto ci sono differenze sostanziali. Troviamo gli headshop, dove si vendono articoli per fumatori (accendini, posacenere, cartine, cilum). Ci sono poi gli hempshop, dove si vendono prodotti artigianali realizzati con la canapa o derivati (abbigliamento, cosmetica, alimenti). Nei cosiddetti smartshop vengono invece venduti integratori o composti di origine naturale e sintetica. Ma c’è anche chi colleziona semi di cannabis a scopo collezionistico. In questo caso il negozio adatto è un seedshop.

Quattro milioni di consumatori in Italia

«I growshop non sono semplici attività commerciali. Oggi rappresentano dei punti di riferimento per gli amanti della cultura della canapa e dei veri e propri hotspot antiproibizionisti», commenta Matteo Gracis, Direttore Editoriale di “Dolce Vita”. «Nel 2015 l’ISTAT ha documentato oltre 4milioni di consumatori in Italia, è il momento di regolarizzare un settore che esiste ed è -di fatto- in mano alle narcomafie. Sono i negozianti a chiedere leggi precise e chiare sui prodotti da commercializzare, meno bufale e fake news sul mondo della canapa e la possibilità di lavorare senza pregiudizi. In molti paesi nel mondo l’hanno capito, auspico che anche la politica italiana sappia dare una risposta adeguata in tempi brevi».

I prodotti più venduti

Quali sono i prodotti più richiesti e venduti nei growshop italiani? Al primo posto ci sono i semi di cannabis, che in Italia vengono commercializzati per i collezionisti. Basti pensare che tra le tre principali varietà e incroci (Sativa, Indica e Ruderalis) esistono almeno 300 varianti. Al secondo posto la cannabis light, le infiorescenze di canapa a contenuto legale di THC. Al terzo posto gli articoli per la coltivazione e il giardinaggio, dalle lampade ai fertilizzanti, dalle serre domestiche ai manuali.

A Treviglio aperto dal 2015

cannabis legale treviglio
Il titolare del growshop trevigliese all’interno del suo negozio

Forse non sapevate che, ben prima del boom degli ultimi mesi, anche a Treviglio ha aperto un growshop. Si trova in via Trento ed ha aperto i battenti quasi tre anni fa. Il titolare, Matteo Zara, residente a Stezzano, è un ex muratore con una grande passione per la botanica.  Ha lasciato il suo vecchio lavoro per inseguire la sua passione ed ha aperto un growshop in un momento in cui questi negozi ancora erano poco diffusi, non senza suscitare qualche polemica. Anche se, come aveva sottolineato Matteo in un’intervista al nostro Giornale, non si tratta poi di una grande novità. “Troppo spesso ci dimentichiamo che i nostri nonni sono cresciuti con prodotti derivanti da cannabis- aveva detto -. e la stessa pianta ha dato lavoro ai nostri nonni, quando la Lombardia ne era uno dei principali produttori, forse dell’intera Europa”.

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