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Bergamoscienza fa tappa a Romano, alla riscoperta del suo genio Tadini

Finalmente la manifestazione orobica sbarca nella Bassa. A Romano, per riscoprire il matematico studioso delle acque.

Bergamoscienza fa tappa a Romano, alla riscoperta del suo genio Tadini
Cronaca 19 Settembre 2017 ore 09:37

Entrando in Romano, lo sguardo sarà stato sicuramente catturato dal cartello di Benvenuto. Su di esso compaiono infatti i nomi dei romanesi illustri, che nei secoli hanno reso grande la città. Ma forse lo sguardo disattendo dei passanti si sarà soffermato esclusivamente al grande tenore Rubini (ancora oggi figura ingombrante per la città), il quale ha oscurato la fama di un altro romanese che non ha nulla di meno rispetto al cantante lirico. E proprio grazie a Bergamoscienza si potrà riscoprirlo. Stiamo parlando dello scienziato Antonio Tadini.

Tutto ebbe inizio…

La riscoperta del matematico romanese non è casuale. Tutto ebbe inizio quando una sua parente, Annarosa Galbiati, decise di rivolgersi all’Amministrazione comunale per dare risalto ad una figura che nell’8oo fu centrale per il Norditalia. “Siamo soddisfatti di questo percorso che abbiamo svolto – ha detto il sindaco Sebastian Nicoli – Tadini era un romanese rimasto troppo tempo nell’ombra. Il lavoro di riscoperta rientra in un percorso di rivalorizzazione della città in tutte le sue componenti. Ecco perché oggi siamo fieri di dire che Bergamoscienza farà tappa per la prima volta in pianura, a Romano, forte motivo di vanto per tutti noi”.

 

Chi era Antonio Tadini?

Nato a fine ‘700, Antonio Tadini fu un uomo di scienza. Nel senso lato del termine. Una figura poliedrica interessata al mondo circostante. Attraverso un atteggiamento critico ha saputo indagare la realtà. Un’indagine non fine a se stessa, ma proficua. Infatti, gli studi tadiniani hanno il merito di aver conciliato teoria e pratica. Importante è il suo trattato “Della misura e del movimento delle acque correnti” così come tantissime altre pubblicazioni. Da scienziato ha saputo essere anche amministratore, perché le sue teorie e misurazioni erano applicate per migliorare il deflusso delle acque così da evitare danni al territorio. “Questo è un problema che può ricordare i nostri tempi – ha detto l’archivista Barbara Cattaneo – ma in realtà la modernità di Tadini sta nella modalità di ricerca, del non accontentarsi e trovare sempre una soluzione migliore al problema”.

Il coinvolgimento delle scuole

Grande importanza è stata data anche alle scuole romanesi, motivo di vanto per l’assessore all’istruzione Ludovica Paloschi. Infatti, in occasione di Bergamoscienza, alcuni ragazzi degli istituti della città Rubini e Don Milani hanno svolto degli studi sul matematico. Il liceo si è specializzato sulla figura dello scienziato. Uno studio critico che ha portato ad una riflessione filosifica anche confrontadosi con la concezione dei tempi moderni. “Abbiamo cercato di far comprendere a dei ragazzi delle elementari – ha detto una studentessa – che la scienza non è qualcosa di imposto o restrittivo, anzi nasce dalla curiosità e può essere affascinante. Tutto ciò grazie ad alcuni semplici esperimenti”.

Gli studi sull’acqua del Fontanone

Ma l’esperimento “vero” è stato condotto dall’istituto tecnico Rubini. Alcuni ragazzi infatti si sono prestati a misurare la portata di uno dei fiumi simbolo del paese, ovvero del Fontanone. Insieme agli studenti delle scuole medie si sono recati al corso d’acqua. Hanno gettato una ghianda e, preso un punto di riferimento, sono riusciti a calcolare portata e velocità di scorrimento delle acque del fiume. E chissà che forse Tadini nel lontano ‘800 non abbia iniziato ad appassionarsi delle acque grazie ad una ghianda caduta per caso nel Fontanone.