Cronaca
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Badanti, si lavora in nero e metterle in regola è un'odissea burocratica

Secondo l'Osservatorio nazionale sul lavoro domestico, in Italia nel 2018 erano più numerosi i lavoratori irregolari con un tasso del 57,6%.

Badanti, si lavora in nero e metterle in regola è un'odissea burocratica
Cronaca Treviglio città, 11 Giugno 2021 ore 12:59

Vuole regolarizzare la posizione della sua badante, ma da un anno è "ostaggio" di una burocrazia sempre troppo lenta. E’ la classica storia "all’italiana" dove chi decide di essere onesto e di lavorare seguendo le regole paga il conto restando "vittima" di lungaggini assurde e di rimbalzi da un ufficio pubblico all’altro.

Un anno e ancora nessuna risposta

A raccontare la sua odissea è Silvia Bugini, di Lurano, che da un anno sta cercando di regolarizzare la badante che segue i suoi due zii anziani.

"E’ un anno che attendo risposte e che, nonostante telefonate e mail inviate, non riesco a venirne a capo - ha spiegato Bugini - Sono nipote di tre zii anziani, una ha 95 anni e si trova in una Rsa, gli altri due di 92 e 86 anni sono assistiti a casa da una signora russa che svolge l’attività di badante nella loro abitazione. E’ arrivata da noi a luglio 2020 e ho subito presentato domanda per la sua regolarizzazione".

Da quel momento più nulla e finché la pratica non sarà chiusa non potrà ottenere il codice fiscale fondamentale per accedere ai servizi tra cui, importantissimo proprio ora, quello sanitario. Niente codice fiscale e niente vaccino anti-Covid.

Badanti in nero

Secondo l'Osservatorio nazionale sul lavoro domestico, in Italia nel 2018 erano di gran lunga più numerosi i lavoratori domestici - badanti e colf - irregolari, rispetto a quelli regolari. Il tasso di irregolarità, pari al 57,6%. E se si parla di sole badanti, la percentuale è ancora superiore. Inutile spiegare perché: a fronte di una spesa media di circa 1700 euro al mese, nella nostra zona, per una badante in regola, per molte famiglie diventa decisamente più vantaggioso, quando non necessario, tagliare. Senza contare che, talvolta, le stesse operatrici preferiscono il "sommerso", per non perdere provvidenze sociali o pensioni nel loro paese d'origine.

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