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Amianto alla Vailata, la decisione slitta. E ricomincia lo scaricabarile. Terzi: “La colpa? Citofonare Pd e Borghi”

Amianto alla Vailata, la decisione slitta. E ricomincia lo scaricabarile. Terzi: “La colpa? Citofonare Pd e Borghi”
Cronaca 09 Marzo 2017 ore 09:31

To be continued. Non è stata decisoria la conferenza cominciata questa mattina e proseguita nel pomeriggio a Milano, per l’Autorizzazione integrata ambientale per  il progetto di “bonifica” della cava Vailata di Treviglio, che prevede anche la contestuale realizzazione di una discarica di amianto a poche centinaia di metri dalla città. La riunione è stata  aggiornata al 27 marzo.  Oggi è stata  lunghissima: dalle 10 a oltre le 18. E intanto, è ricominciata la polemica.

 Alla conferenza hanno partecipato Regione, Provincia, Arpa, Comune e Team, la società proponente. Presente, scuro in volto, il sindaco Juri Imeri che ha contestato punto per  punto diverse norme tecniche ribadendo la preoccupazione e la contrarietà del Comune all’intervento, che riguarda un’area da 80mila metri quadrati a sud della città, in via Palazzo. Non solo: il Comune ha anche contestato il “combinato disposto” di bonifica e discarica, ribadendo la necessità di procedere con due iter separati.

Identica la posizione dell’assessore  all’Ambiente di Regione Lombardia Claudia Terzi, che in una nota ha spiegato come a suo dire la stessa Milano abbia le mani legate.  “Non è un mistero che per Regione sarebbe stato più opportuno procedere con la bonifica, e solo a bonifica conclusa e verificata, partire con l’AIA. Il tribunale, però, con una sentenza particolarmente innovativa ha deciso che le due autorizzazioni dovessero andare di pari passo – ha spiegato Terzi – Il Comune si è impegnato ad approvare formalmente il piano di bonifica, prima della conclusione dell’AIA. La Regione, applicando le normative, è tenuta a procedere nell’istruttoria. Dobbiamo considerare, inoltre, che, al momento, c’è ancora aperta la questione del ricorso al Consiglio di Stato presentato dall’amministrazione di Treviglio”.  Questione ancora ferma davanti ai giudici romani. 

 La colpa di tutto, spiega, sarebbe della precedente Amministrazione del centrosinistra  e del combinato disposto avvallato dal Tar. “La Valutazione di Impatto ambientale  – spiega  Terzi – è stata concessa nel 2012, è un percorso già definito con la precedente Giunta, senza tra l’altro che fosse stata presa in considerazione la necessità di una preventiva bonifica. Avendo ereditato una procedura già praticamente instradata, ho fatto il possibile per accogliere le istanze del Comune, aprendo da subito la discussione sull’ invocata bonifica. Ripeto, solo a bonifica ultimata avremmo voluto pensare all’eventuale autorizzazione. Il Tar, invece, ci obbliga a procedere congiuntamente sia con la bonifica sia con l’autorizzazione. Il Tar ha dato questa interpretazione, ed è la prima volta che si esprime dando questo tipo d’indirizzo. La procedura nasce per volontà dell’allora sindaco Borghi: rappresentante di quel Pd che durante l’ultima campagna elettorale chiedeva alla sottoscritta cosa volesse fare per la discarica. Troppo facile combinare i guai e poi scaricare su altri la responsabilità. Citofonare Pd e Borghi”.

 

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