Alto Adige? Non è sempre il paradiso: le vacanze da incubo di una trevigliese

L'Alto Adige? Bellissimo, si sa. Ma non è sempre l'impeccabile paradiso di gentilezza e precisione teutonica che la sua reputazione vorrebbe

Alto Adige? Non è sempre il paradiso: le vacanze da incubo di una trevigliese
20 Agosto 2017 ore 20:11

L’Alto Adige? Bellissimo, si sa. Ma non è sempre l’impeccabile paradiso di gentilezza e precisione teutonica che la sua reputazione vorrebbe. Pubblichiamo il racconto della trevigliese Carmen Taborelli, di ritorno qualche giorno fa da una vacanza non esattamente perfetta, a Brunico.

Caro Direttore,

desideravo rivedere i luoghi nei quali mio marito aveva prestato il servizio militare di leva. Per questa ragione mi sono fidata e affidata all’associazione trevigliese “Amici dei pensionati”, che aveva organizzato una vacanza giustappunto a Brunico, dall’1 al 15 luglio scorso.

Il giorno stesso dell’arrivo mi sono resa conto che la stanza singola prenotata altro non era che un angusto sottotetto. Il problema però era un altro: il persistente odore di fogna proveniente dal piccolo bagno cieco. Ho subito segnalato l’inconveniente al gestore dell’albergo “Bologna”, ottenendo questa risposta: “Si è vero; faccia scorrere dell’acqua”. Operazione che, nel mio interesse, ho ripetuto più volte, lasciando fluire acqua calda e fredda da tutti i rubinetti del bagno.

Persistendo la puzza, la signora addetta alle pulizie ha versato della candeggina nei tubi di scarico, ha sigillato con un foglio di plastica il chiusino sul pavimento, ha poi collocato nell’ambiente un forte deodorante granulare, aggiungendo odore a odore. Tutti palliativi.

Rendendomi conto che la puzza era da attribuire a cause strutturali non risolvibili al momento, ho chiesto al gestore di offrirmi un’alternativa; avrei anche accettato di dormire in struttura esterna all’albergo. Risposta negativa, seguita dall’invito a cercare all’interno del nostro gruppo un pensionato disposto a fare il cambio di camera, ossia a trasferire ad altri il disagio. Ritenendo la soluzione poco etica, ho espresso la volontà di lasciare l’albergo e di segnalare la situazione al Servizio Igiene dell’Asl.

Risposta testuale e reiterata del gestore: “Vada dove vuole! Vada dove vuole!”, risposta classica di chi, essendo in posizione di oggettiva superiorità, approfitta con tracotanza della condizione di fragilità di una persona anziana, per di più donna.

Ho provveduto a segnalare la situazione all’Asl di Brunico, ben sapendo che l’Ente non avrebbe sposato ufficialmente la mia causa. Stante la situazione e a causa dell’atteggiamento ripetutamente scortese del gestore, ho lasciato anzitempo l’albergo e sono tornata a Treviglio, in treno.

Perché questa testimonianza? Per evitare che altre persone incappino nella mia stessa disavventura.

Disavventura che tra l’altro mi è costata anche molto molto cara: oltre 1.300 euro (quota di partecipazione, tassa soggiorno per 14 giorni e viaggio di ritorno) per tre soli giorni di… vacanza.

Carmen Taborelli

 

Immagine Bbruno Wikipedia

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