Alcolisti stranieri sempre più numerosi e disperati

Di fronte a servizi sanitari più carenti, l’ospedale Santa Marta e il Maggiore di Crema hanno siglato un protocollo.

Alcolisti stranieri sempre più numerosi e disperati
Cremasco, 25 Febbraio 2018 ore 14:00

Alcolisti stranieri: in Italia ce ne sono sempre di più. Tra loro molti clandestini che non hanno accesso alla riabilitazione perché privi della tessera sanitaria.

Alcolisti stranieri in aumento

In Italia ci sono sempre più stranieri con problemi di alcolismo, e tra loro sono molti i clandestini che non hanno accesso alla riabilitazione perché privi della tessera sanitaria. E’ il quadro piuttosto allarmante dipinto dall’educatrice del reparto Alcologia dell’ospedale Santa Marta di Rivolta, Paola Ranalletti. Da anni si occupa dei casi che approdano alla struttura per sottoporsi alle cure del dottor Giorgio Cerizza.

Le cause

«Si beve per disperazione, soprattutto se non c’è dietro una comunità strutturata con dei valori che facciano da deterrente - ha spiegato - Arrivano al Pronto soccorso degli ospedali, che prestano assistenza a tutti, ma quando si presentano da noi possiamo intervenire solo se sono regolari. Anche la presenza di questi ultimi è aumentata, ma questo è dovuto al fatto che una maggiore integrazione li porta al maggior utilizzo dei servizi». Di norma chi beve è però vittima anche di altre dipendenze. «Sempre più spesso siamo in presenza del binomio gioco d’azzardo patologico-alcol - ha osservato l’educatrice - Quando il giocatore si trova pieno di debiti si autoconsola con l’alcol».

Convenzione tra Santa Marta e Maggiore

Di fronte a servizi sanitari sempre più carenti, l’ospedale Santa Marta e il Maggiore di Crema hanno siglato un protocollo. E' attivo da novembre.
«Al Pronto soccorso già suddividono i casi da inviare al Sert e a noi, fissando un appuntamento dopo un lavoro motivazionale - ha continuato - Rispetto al passato ci troviamo di fronte a casi più disperati. Questo sia dal punto di vista umano che sanitario. Persone senza casa, con vita familiare travagliata, senza soldi e malate. C’è una trascuratezza di fondo, dovuta al fatto che prima i servizi sul territorio riuscivano a far fronte ai bisogni, oggi si sono arresi al degrado delle strutture sanitarie. C’è un impoverimento della prima accoglienza. Molti pazienti dobbiamo trasferirli in comunità perché hanno bisogno di percorsi lunghissimi. Insomma, arrivano qui più facilmente ma in condizioni più gravi».