Agim e i medici “supereroi” dell’ospedale di Treviglio: “Mi hanno ridato mia moglie, grazie”

Una storia d'amore e di integrazione.

Agim e i medici “supereroi” dell’ospedale di Treviglio: “Mi hanno ridato mia moglie, grazie”
Treviglio città, 25 Agosto 2018 ore 12:43

“Mi hanno ridato mia moglie, e ora vorrei ringraziarli uno ad uno”. La voce si rompe un po’, quando Agim Kasemi ripensa agli ultimi due anni. Al calvario infinito, dentro e fuori dall’ospedale di   Treviglio prima e  da quello di Bergamo poi, che è toccato alla sua amata moglie. Lui, il primo albanese arrivato in città nell’ormai lontano 1991, sulla “mitica” nave Vlora, si stava rassegnando a dire addio alla sua Zeqia.  Ma i medici hanno tirato uno schiaffo al fato, e l’hanno salvata.

La  buona sanità

La loro è una storia di buona sanità, come molte altre. Ma anche una storia d’amore e di integrazione. Una voce che a volte si perde ma che c’è, e parla di una rete che funziona e salva vite ogni giorno.  Tutto è cominciato due anni fa, quando la donna si è presentata dal suo medico curante. Faceva molto caldo, quell’agosto. Ma i medici hanno subito capito che doveva esserci qualcosa di più grave di un colpo di afa.

Otto mesi di ricovero

Dopo la diagnosi, infausta, sono cominciati mesi di cure e di esami. Otto dei quali trascorsi dentro e fuori gli ospedali di Treviglio e poi di Bergamo. Alla fine, esattamente un anno fa, la fine di un incubo: il trapianto.

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