Accompagnato sul treno sbagliato, finisce a Mantova

Odissea per il tenore non vedente Matteo Tiraboschi. Il servizio assistenza RFI lo fa salire sui vagoni sbagliati e, invece che a Bergamo, finisce a oltre cento chilometri di distanza

Accompagnato sul treno sbagliato, finisce a Mantova
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Accompagnato sul treno sbagliato. Odissea per il tenore non vedente Matteo Tiraboschi. Il servizio assistenza RFI lo accompagna sul treno sbagliato e, invece che a Bergamo, finisce a Mantova.

Accompagnato sul treno sbagliato dall'assistenza disabili

Poteva finire peggio l’epopea di sabato che ha visto coinvolto il cividatese Matteo Tiraboschi. Il tenore stava tornando da una vacanza a Tirrenia in Toscana. Il viaggio in treno è andato tutto bene ed è arrivato alla stazione di Milano centrale senza problemi. Da qui in poi avrebbe dovuto proseguire cambiando treno per giungere a Bergamo dove lo aspettavano i familiari, intorno alle 14.30. Come sempre si è affidato al servizio assistenza disabili, la sala blu della rete RFI. Ha chiesto di essere accompagnato al treno per Bergamo e si è lasciato condurre ai vagoni. Peccato però che quel treno non era diretto al capoluogo bergamasco, ma a Mantova.

Il sangue freddo

«Mi sono accorto che c’era qualcosa che non andava quando intorno alle 14.30 sentivo ancora il treno muoversi – ha detto Matteo Tiraboschi -. Allora ho chiesto informazioni a chi avevo vicino: in quel modo ho scoperto che mi trovavo a Mantova. Fortunatamente io sono una persona che se la cava, viaggio spesso, e quindi, non mi sono lasciato prendere dal panico. Una volta sceso dal treno ho preso un taxi che mi ha riportato a destinazione». Un viaggio estenuante che è durato dalle 9 alle 20, quando finalmente è potuto tornare a casa. E ora Matteo vuole denunciare il disservizio e l’errore dei responsabili del servizio assistenza.

Uno sbaglio gravissimo

«Io spero che non capiti più una cosa del genere – ha detto il tenore -. Io me la sono cavata perché mi so muovere nel mondo, non ho paura a chiedere. Però mi metto nei panni di quelle persone non vedenti che magari viaggiano poco, sono timide e hanno paura a rivolgersi alle altre persone per avere informazioni. Se capitasse a loro di trovarsi su un altro treno, diretto chissà dove, non saprebbero più cosa fare. Andrebbero nel panico. Lo sbaglio in sè è gravissimo, qualcuno potrebbe stare male. È per questo motivo che voglio fare un reclamo. Perché so cosa potrebbe succedere ad altre persone».

Il servizio deve essere il nostro angelo custode

Intanto il servizio assistenza disabili si è scusato ma il tenore non intende fermarsi. È stata una cosa troppo grave quella successa che solo chi non può vedere può immaginare. «Io viaggio spesso e un disservizio simile non mi è mai succcesso – continua Matteo – anzi, ho saputo che sono il primo a cui è successo di essere accompagnato sul treno sbagliato. Ho questo triste primato nazionale. Ma voglio andare avanti, far sapere agli altri la mia disavventura per smuovere le coscienze. Non si deve mai abbassare la guardia su quando si ha a che fare con chi non vede. Gli addetti al servizio disabili devono avere due occhi di riguardo, perché sono i nostri occhi, sono i nostri angeli custodi. Questa cosa non deve capitare mai più».

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