Riepilogo 2017: il centro antiviolenza apre le porte

Accoglienza, prevenzione e sostegno. Queste le parole d’ordine per un gruppo che dal 1990 lavora a stretto contatto con diverse organizzazioni della società civile e che fa del passaparola la sua arma principale.

Riepilogo 2017: il centro antiviolenza apre le porte
Cremasco, 07 Marzo 2018 ore 18:17

In occasione della presentazione di nove nuove volontarie, martedì 6 marzo «Associazione Donne Contro la Violenza» ha aperto un tavolo con la cittadinanza, con lo scopo di condividere i risultati del lavoro svolto nel 2017 e i progetti in corso d’opera.

I numeri

In presenza dell’assessora alla Cultura Emanuela Nichetti, sono stati presentati numeri e percentuali tratti da «Donne, Storie, Numeri». La sintesi riepilogativa, a cura di Paola Uberti, psicologa volontaria presso il centro di via Mercato, ha lo scopo di fare luce sui diversi tipi di violenza esistenti, il numero dei casi gestiti dal centro e il profilo tipico del “maltrattante”. Nello specifico, si apprende che le telefonate arrivate al centro nel corso del 2017 sono state 187. Non tutte si traducono in un percorso dedicato, ma 391 è il numero di colloqui avuti con 85 donne. Un risultato che dimostra presenza e concretezza sul territorio.

Forze fresche

Presentate anche le nuove volontarie, che hanno affrontato un percorso formativo terminato a gennaio. Dopo tredici incontri densi di contenuto, teorico e pratico, le volontarie sono finalmente pronte per scendere in campo. «Non esiste un modus operandi preciso – ha spiegato la vicepresidente Lucia Gravaghi – Facciamo simulazioni di colloquio e spieghiamo le tecniche migliori per riconoscere i diversi tipi di violenza».
Esempi di quanto la rete di collaborazione sia determinante, si riscontrano nelle segnalazioni di parroci, sindaci; una volta persino di un alimentarista. Le donne vittime di violenza sono sempre più orientate all’emersione, consapevoli che se vogliono reagire a un maltrattamento, fisico o psicologico, devono trovare il coraggio di intraprendere un percorso certamente difficile, ma al contempo appagante, di ritorno alla vita.

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