Una lapide per ricordare i caduti dell'Isis, ma il sindaco la censura

I nomi delle vittime accostate ai carnefici non è piaciuta in paese. Oggi, alle 17, una conferenza stampa per spiegare le motivazioni della censura

Una lapide per ricordare i caduti dell'Isis, ma il sindaco la censura
Cronaca 11 Ottobre 2017 ore 11:59

I nomi delle vittime degli attentati di Barcellona e Cambrils incisi su una lapide. E proprio accanto i nomi dei terroristi morti portando a termine gli attentati. Alla Biennale di Pagazzano scoppia lo scandalo per un'opera dedicata all'Isis, ma il sindaco la censura e la rimuove.

Sabato l'inaugurazione

Pietas I e Pietas II - queste le due parti dell'opera - erano lì al loro posto, sabato per l'inaugurazione della Biennale organizzata all'interno del Castello di Pagazzano. Un vero e proprio monumento ai caduti dedicato alle vittime degli attentati, ma anche ai loro assassini. No, nessun errore. L'artista sapeva bene cosa stava facendo, pronto a suscitare reazioni e a sconvolgere. Tra le due lapidi, sabato, è stato posto il nastro inaugurale tagliato da un sindaco Raffaele Moriggi sorridente e festante.

Indignazione in paese

L'opera, però, non è certo passata inosservata. Accostare i nomi di vittime e carnefici ha urtato la sensibilità di molti che si sono chiesti fino a che punto possa davvero spingersi la provocazione artistica. Un'ondata di malcontento che è arrivata fino al primo cittadino che oggi, alle 17, spiegherà il motivo del ritiro dell'opera durante una conferenza stampa convocata in Sala del Torchio.

"Noi non sapevamo"

Alza le mani il sindaco Moriggi e a tre giorni dall'inaugurazione ha invertito la rotta censurando l'opera. "Non sapevamo che tra i nomi sulla stele ci fossero anche quelli dei terroristi - ha detto il sindaco Raffaele Moriggi - L'artista invece sostiene che sapessimo e che avessimo approvato il bozzetto. Ma noi non sapevamo e se avessimo saputo non l'avremmo nemmeno fatta scendere dal camion".

La provocazione artistica

L'artista, invece, il suo messaggio sostiene di averlo spiegato chiaramente insieme al bozzetto inviato prima dell'apertura della mostra. Una forte provocazione artistica che voleva sottolineare (e c'è riuscita con successo) come il giudizio sui morti possa cambiare a seconda del punto d'osservazione. Le due lapidi poste in due luoghi diversi, uno in Spagna e uno in Siria, ad esempio, non avrebbero suscitato alcuna reazione. Insieme, invece, stridono. L'arte, da sempre, ha in sé l'ardua funzione di mettere in risalto anche le contraddizioni della nostra cultura e del nostro modo di vivere. Come in questo caso: il messaggio - assicura l'autore - era proprio quello di ricorrere urgentemente al dialogo (tema, tra l'altro, della Biennale) per evitare ulteriori spargimenti di sangue.