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Non buttarlo nel cassonetto, c’è il parto in anonimato

Il ricordo va ad Angelo, il bimbo abbandonato in strada nel 2010 ad Arcene. Lo aveva trovato, ormai morto, un operatore ecologico

Non buttarlo nel cassonetto, c’è il parto in anonimato
Cronaca 28 Settembre 2017 ore 12:11

Interrompere volontariamente una gravidanza non è mai una scelta facile. Lo sanno le donne che lo hanno provato sulla propria pelle. Lo sanno quelle che ci hanno pensato e poi hanno deciso di proseguire. Ma oggi, si può scegliere anche di partorire in anonimato e dare una possibilità al proprio figlio/a.

La giornata mondiale per l’aborto libero e sicuro

Oggi, 28 settembre, ricorre la Giornata mondiale per l’aborto libero e sicuro, una pratica garantita dalla legge 194 del 1978, ma ancora oggi criticata e osteggiata. Una scelta non facile, ma pur sempre una scelta. Sono tantissimi i fattori che intervengono in una decisione che – letteralmente – può cambiare la vita. Tanti i pensieri, le paure e i pentimenti che si rincorrono nella mente di una donna alle prese con la decisione di proseguire o meno una gravidanza. L’arrivo di un figlio, infatti, nonostante i metodi contraccettivi, non è sempre una notizia attesa e accolta con gioia. Problemi di salute, economici e anagrafici possono “costringere” una futura mamma a decidere che “no, questo non è il momento”. I fatti di cronaca purtroppo riportano spesso anche di gravidanze frutto di violenze all’interno (e non) delle mura domestiche.

Libertà di scelta, ma con sicurezza

Sondare le motivazioni e decide se sia giusto o sbagliato non spetta a nessuno di noi. Ma si possono offrire le informazioni e gli strumenti per rendere questa decisione, di per sé già dolorosa, sicura per mamma e bambino. Oggi, infatti, si può decidere di portare a termine la gravidanza e decidere di partorire in anonimato. La nuova vita che si affaccia al mondo avrà le cure che merita e la possibilità di vivere. La madre, invece, potrà scegliere di non riconoscerlo e lasciare che sia qualcun altro a prendersene cura. Una possibilità garantita da tutte le strutture ospedaliere. Un’opportunità per evitare che, ancora oggi, si possano trovare bimbi appena nati abbandonati in strada o nei cassonetti, come un rifiuto.

La storia del piccolo Angelo

Arcene (2010) – Angelo è stato abbandonato in una borsa per strada

E’ nato e morto, in pochi minuti… Angelo ha scoperto la vita e negli stessi istanti la malvagità degli uomini.  E’ stato trovato senza vita abbandonato in una busta di plastica nel parcheggio alle spalle della discoteca «Shiva» ad Arcene. Era il 2010. A rinvenire il corpicino, con ancora parte del cordone ombelicale attaccato, è stato l’operatore ecologico del Comune. L’uomo si è avvicinato per verificarne il contenuto, prima di raccoglierla. Spostando un lembo di stoffa rosa che sporgeva dalla borsa, ha visto prima spuntare i piedini del bimbo, poi ha notato il cordone ombelicale. Era un maschietto di carnagione bianca, di circa tre chili e mezzo, nudo, pulito e senza segni di violenza, avvolto in una vestaglia da donna rosa, era morto da almeno 24-36 ore. A ucciderlo, con ogni probabilità, il freddo della notte. Angelo, così lo hanno chiamato. Per quello era diventato, un angelo che non ha potuto vivere.

Obiezione di coscienza

Sette ginecologi su dieci non praticano l’interruzione volontaria di gravidanza. Previsto dalla legge (194 del 1978) l’aborto volontario deve fare i conti con una percentuale di medici obiettori giunta al 70 per cento. Di contro le interruzioni di gravidanza sono calate in modo sensibile: nel 1983 erano 233.976, nel 2013 sono più che dimezzate (102.760) e nel 2014 sono scese sotto a 97.535. Il Ministero della Salute, però, ha rassicurato: “Dalle Regioni non è giunta alcuna segnalazione di carenza di medici non obiettori”.

Come scegliere l’ospedale per partorire

Troppo spesso si sceglie dove partorire in base alla vicinanza a casa, ma non è un buon criterio. Per scegliere dove partorire è meglio valutare la qualità e la sicurezza delle strutture. Gli “Standard per la valutazione dei punti nascita” definiti dal Ministero della salute, permettono di identificare con chiarezza quali sono le caratteristiche che un punto nascita deve avere per essere ritenuto sicuro e di qualità.  Tra i parametri da valutare si trovano indicatori quantitativi quali il numero di parti all’anno, la presenza del reparto di terapia intensiva neonatale, la percentuale di tagli cesarei effettuati, il profilo professionale dell’equipe di sala parto e, a corollario, la presenza di servizi complementari quali l’epidurale H24, i corsi preparto e la possibilità di richiedere la presenza del partner in sala.

Ecco i migliori dieci

ThatMorning ha messo sotto la lente d’ingrandimento tutti gli oltre 550 punti nascita in Italia, individuando in questo modo le 10 strutture migliori in cui partorire. Al primo posto l’ospedale Ostetrico Ginecologico Sant’Anna – Città della Salute di Torino seguito dall’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, con il suo reparto di Ostetricia e Ginecologia diretto dal dottor Luigi Frigerio e dall’Azienda Ospedaliera di Careggi di Firenze. Seguono poi il Policlinico Santa Orsola Malpighi di Bologna, l’Azienda Ospedaliera di Padova, l’ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi” di Milano, l’Ospedale del Ponte di Varese, il Policlinico di Milano, presso la Clinica Mangiagalli, l’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma e l’Azienda ospedaliera Universitaria di Modena.