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Il mio Bergamosex “pop” e l’eros all you can eat FOTO e VIDEO

Il Bergamosex? Divertente. Ma nell'epoca delle cinquanta sfumature di Youporn, per noi tele-cyber-spettatori il piacere della trasgressione non esiste più

Cronaca 04 Settembre 2017 ore 18:05

Ve lo ricordate Sexy bar? Dai, sì che ve lo ricordate. Ecco: dal Bergamosex, la “fiera” dell’erotismo di Corrado Fumagalli al “Bolgia” di Osio Sopra, sono uscito venerdì sera con lo stesso sospetto che lasciavano addosso quelle trasmissioni da tarda serata, sui canali locali. Il sospetto che quel mondo nascosto per definizione, il mondo dell’erotismo, abbia  cose molto più intelligenti da dire, e più trasgressive, e più intime, di quelle che dice quando si mostra in pubblico. Quando diventa pop.

Una fiera pop

Perché sì, Bergamosex pop lo è fino in fondo e Corrado (che o.t: dice davvero “alla grande” ogni quindici parole anche dal vivo) è stato un genio dello showbiz,  nel mettere insieme il suo impero. Arrivarci per caso? Impossibile. Da Treviglio alla fiera non c’è un cartello. Ma poi dentro ti giri a fatica, dalla ressa.

Il pubblico, sorpresa, non è esattamente tutto maschile, anche se l’intera baracca ruota effettivamente soprattutto attorno ai desideri  standard di un maschio etero. Chi può, sceglie l’ingresso da vip, con accesso al super-privé. I più sono però nella mischia degli ingressi base. E la fauna umana è molto varia.

Dai 18 ai 99

Ci sono i goliardici: diciotto-ventenni della zona. Scatenati, allupati, alticci quanto basta.  Le ragazze ballano, si spogliano, giocano, provocano, si lasciano sfiorare. E quelli si lanciano a toccare, e non poco, e a filmare con lo smarphone (davvero: perché?).  “Piano, piano!”: Corrado deve urlare al microfono, per fare in modo che la ballerina riesca a liberarsi.

Poi ci sono i nostalgici: gruppi di amici sui trenta-quaranta, che tra uno spettacolo e l’altro parlano dell’ufficio al bancone del bar. Qualcuno è arrivato con la fidanzata. Le donne? Qualcuna perplessa, qualcun altra chiaramente vorrebbe essere altrove. Le più si godono la serata e basta, divertite. Che ci fai qui? “Boh”.   Mi chiedo cosa ne pensi la collega che è venuta con me.

Qui e là, pochi, si notano poi  i solitari: cinquanta-sessantenni con la macchina fotografica e, manca poco, il bloc notes. Appassionatissimi, attentissimi, persino scientifici.  In un angolo al primo piano, un corpulento master sta legando una ragazza mascherata a una gabbia. Lui, giacchina beige con le tasche  sul davanti, si avvicina e fa: “Scusi, è già cominciato lo spettacolo?”.

E poi ci sono “gli altri“. Uomini e donne, spesso in coppia, che del giro dei locali e dei privé  di Corrado sono frequentatori fissi. Girano in completi di pelle o in mise non certo “borghesi”. Non si capisce bene  se facciano parte dello show anche loro, in qualche misura. Ma del pubblico di Corrado sono i personaggi più enigmatici. Si capisce subito che sono lì un po’ come si va a una cena aziendale:  non controvoglia, ma si legge sui volti che il mondo che amano, e che forse è più intrigante e intelligente di quanto non appaia stasera, non è quello.  Questo è l’eros facile, in classe economica, all you can eat.

Blasfemia portami via? Macché…

Sul palco si alternano spettacoli per tutti i gusti –  il porno online ha demolito  il lemma “categoria” dei dizionari. Ma il sado e il lesbo vanno per la maggiore. In ogni spettacolo c’è però anche parecchia ironia, sul palco come tra il pubblico. Si gioca all’erotismo, al sesso. E giocare significa obbedire alle  regole del gioco.

Si ride, quando le ragazze incalzate da Corrado raccontano (con un certo senso del monologo) i trucchi del mestiere, e parlano di dildo enormi, esercitazioni estenuanti, ex ragazzi sfiancati, penetrazioni da sala operatoria. Si sghignazza, al massimo. Anche quando sul palco sale un fantasiosissimo cardinale-mangiafuoco-fachiro, che improvvisa una scena sadomaso con un’intraprendente suora dotata di candele e crocifissi.

Già visto, già sdoganato, già pop. Nessuna trasgressione. Ricordo,  una decina di anni fa, che un sacerdote di Cologno  tuonò contro i suoi fedeli (all’epoca Bergamosex si teneva nel paese, erano le primissime edizioni) perché a sua detta non si opposero abbastanza a quell’oltraggio alla morale.  Ma forse ricordo male: era un millennio fa, i tempi dell’Adsl.  Il tabù del sesso esiste ancora, ma sta cambiando.

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Come alla festa della birra (quasi)

E allora il tutto risulta un po’ vuoto. Divertente, certo.  Uno spettacolo (quasi) per famiglie. Intendiamoci. Non portateci i bambini. Ma il clima che si respira dal primo istante, da quando il parcheggiatore ti stacca il bigliettino e ti guida con la torcia e la pettorina arancione, è quella. Sei a una festa della birra, in fondo, o a quella dell’Unità. E tutto, dal rodeo a forma di pene gigante all’ingresso, fino agli spettacoli sul palco, confermano che il velo da strappare è già stato strappato e sta da qualche parte, là in fondo, a qualche decennio di distanza. Perché nell’epoca delle cinquanta sfumature di Youporn, davvero, per noi tele-cyber-spettatori il piacere della trasgressione non esiste più. Non al Bergamosex, almeno.