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Treviglio, la terza vita dell'ispettore di Polizia Franco Ferrari

"Le mie parole d’ordine sono sempre state gentilezza ed educazione. Mi ha ripagato l'affetto di molti, uscito dall'ospedale".

Treviglio, la terza vita dell'ispettore di Polizia Franco Ferrari
Attualità Treviglio città, 10 Ottobre 2022 ore 16:20

E’ la memoria storica del Commissariato di Polizia cittadino. Uno dei volontari  "coraggiosi" che nel 1994 accettarono di trasferirsi a Treviglio per riaprire il Comando, chiuso una ventina di anni prima.
Per l’ispettore Franco Ferrari, 60 anni, è arrivato ora il momento della meritata pensione. Per lui non sarà però l’inizio di una nuova vita, come spesso accade per chi conquista il meritato riposo dopo una vita di lavoro. "Io sono rinato due anni fa - ci tiene a sottolineare - e dopo aver sfiorato la morte ora voglio godermi ogni secondo della mia vita". La sua "terza vita", insomma, dopo che la prima è stata segnata in modo indelebile e doloroso dal Coronavirus.

In pensione l'ispettore di Polizia Franco Ferrari

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Franco Ferrari premiato dal questore Maurizio Auriemma

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L'ispettore Franco Ferrari

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Franco Ferrari premiato dall'ex vicequestore di Treviglio Angelo Lino Murtas

Ferrari era infatti balzato, suo malgrado, agli onori delle cronache per essere sopravvissuto alla forma più violenta del Covid-19. Una malattia di cui tuttora, e chissà per quanto tempo ancora, porta addosso i segni.

"Sono la dimostrazione di quanto può essere pericolosa questa maledetta malattia - ha detto - E pensare che c’è gente che ancora ne nega l’esistenza... Io sono un miracolato, perché sono stato a un passo dalla morte. E ancora oggi non mi sono ripreso e devo sottopormi a cure".

Franco Ferrari, così come i suoi colleghi delle forze dell’ordine, in quel tragico marzo del 2020 si occupava di far rispettare il lockdown per evitare che il contagio di propagasse. Le persone si ammalavano e morivano a migliaia in quei giorni nella provincia di Bergamo. E purtroppo il virus colpì anche l’ispettore di polizia. Il 27 di quel mese venne ricoverato al Policlinico San Marco di Zingonia perché faceva fatica a respirare. In pochi giorno la situazione precipita e Ferrari viene quindi intubato e trasferito all’ospedale di San Donato, dove i medici tentano il tutto per tutto con la respirazione extracorporea (visto il collasso dei polmoni), ma gli danno pochissime speranze e preparano addirittura i famigliari al peggio. Dopo due mesi di coma, il 27 maggio, avviene invece il miracolo. Franco Ferrari si risveglia.

"La considero la mia seconda nascita - ha sottolineato - perché da quel momento ho dovuto reimparare a fare tutto: a muovere braccia e gambe, a parlare, a mangiare, a camminare".

Ha perso venti chili in ospedale

Un lungo percorso, terminato il 28 ottobre del 2020, quando Ferrari è finalmente tornato a casa, con oltre venti chili in meno e con il fisico stravolto. Ma era vivo e dopo diversi mesi è potuto tornare anche nel suo amato Commissariato di piazza del Popolo.

"Quello che mi ha fatto molto piacere - ha detto - è stata la solidarietà dei colleghi, che non mi hanno mai abbandonato, e dei cittadini. Perfino quelli che non mi conoscevano mi fermavano per strada per incoraggiarmi".

Del resto, Franco Ferrari ha trascorso ben 28 anni negli uffici di piazza del Popolo e ha quindi avuto modo di farsi apprezzare da Treviglio e dai trevigliesi.

"E’ stata un’avventura bellissima - ha proseguito - perché c’era tutto da costruire, compresi i rapporti con la gente. Io ho fatto un po’ di tutto: i servizi giudiziari in borghese, poi ho fatto il corso da sovraintendente e mi sono occupato delle denunce. Nel frattempo uscivo anche con la Volante ed effettuavo anche servizi di ordine pubblico nelle manifestazioni o al PalaFacchetti. Mi sono tolto tante soddisfazioni, soprattutto per le tante operazioni che abbiamo concluso con successo, penso ai tanti sequestri di droga o a quando abbiamo arrestato un omicida a Brignano. Tante gratificazioni, come i premi e gli encomi che ho ricevuto, l’ultimo dei quali lo scorso anno in occasione della Festa della Polizia".

Le mie parole d'ordine? "Gentilezza ed educazione"

Niente, però, a confronto della vicinanza che ha avuto durante i mesi della malattia. Per assurdo il momento migliore ha coinciso con quello più brutto della sua carriera.

"Le mie parole d'ordine sono sempre state gentilezza ed educazione - ha sottolineato Ferrari -  E sono stato ripagato,  visto il tanto affetto dimostratomi quando sono uscito dall’ospedale, ma anche durante la degenza. Tutto questo vale più dei premi".

Treviglio e i trevigliesi gli sono entrati talmente nel cuore, da decidere di venire a viverci (sino a poco tempo fa abitava a Verdello).

"Treviglio è bellissima - ha confermato - perché è misura d’uomo. Ora me la godrò appieno visto che avrò più tempo. Così come sfrutterò ogni minuto di questa seconda possibilità che mi ha dato la vita. Di sicuro andrò a trovare i colleghi di tanto in tanto e mi occuperò maggiormente dei nipotini. Poi in futuro, chissà, magari mi dedicherò al volontariato".

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