Treviglio

Parte anche da Treviglio la proposta di referendum per migliorare la sanità lombarda

La richiesta è stata firmata anche dai trevigliesi Erik Molteni, Francesco Steffanoni e Silvia Odone.

Parte anche da Treviglio la proposta di referendum per migliorare la sanità lombarda
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È stata presentata giovedì 27 luglio 2023 in Regione Lombardia una proposta di referendum sulla sanità lombarda promossa da una serie di sigle della società civile. Tra i promotori anche i trevigliesi Erik Molteni e Francesco Steffanoni, referenti di Medicina Democratica in bergamasca e Silvia Odone, referente di Treviglio Aperta.

Sanità lombarda

L’iniziativa referendaria sulla sanità lombarda, nata da una lunga stagione di iniziative, porta la firma della Cgil lombarda e di Medicina democratica ma anche di Acli, Osservatorio Salute e Arci. L'obiettivo del referendum abrogativo della legge sanitaria regionale è di ridare preminenza al servizio sanitario pubblico in Lombardia, per cambiare rapidamente e radicalmente la direzione del servizio sanitario regionale che ha intrapreso la strada della privatizzazione e quindi della disparità sanitaria dei cittadini.

"Troppe disparità di trattamento"

“La sanità pubblica lombarda – ha dichiarato Erik Molteni - è il perfetto indicatore della disparità di trattamento dei cittadini: infinite liste d'attesa per gli esami, anche fino a due anni, chiusura delle guardie mediche, pronto soccorso affollati, carenza dei medici di base, tutte problematiche che si possono agevolmente superare mettendo mano al portafoglio e pagando, ovvero l’esatto contrario del diritto alla salute. Serve una decisa inversione di rotta nella gestione della sanità pubblica, minata da finanziamenti insufficienti e da una commercializzazione delle prestazioni sanitarie che hanno trasformato i pazienti in clienti. Per questo il referendum diventa un'occasione fondamentale e decisiva per il futuro nostro e dei nostri figli, per garantire un diritto imprescindibile sancito dalla nostra Costituzione, la tutela della salute, che è uno dei pilastri su cui si regge il nostro Paese. Ci auguriamo che le forze civiche e politiche sostengano il percorso referendario”.

"Lavorare sulla medicina territoriale"

Una proposta, quella del comitato referendario, che in bergamasca ha trovato subito l’appoggio di Matteo Rossi, membro della direzione nazionale del Partito Democratico. “Come indicato dalla nostra segretaria Elly Schlein – dichiara Rossi - la battaglia sul diritto alla salute è per noi prioritaria, e la faremo a fianco dei cittadini che si stanno mobilitando, anche a Bergamo, su questo fondamentale diritto sociale. La realtà che stiamo vivendo ci parla di un numero sempre maggiore di cittadini che devono pagarsi integralmente le cure e molti altri costretti a rinunciarvi per i tempi di attesa. La crisi del Servizio sanitario nazionale, le politiche di privatizzazione, la rincorsa a prestazioni a pagamento segnano un passo indietro inaccettabile. Dobbiamo lavorare sulla medicina territoriale e sulle Case di Comunità, ma soprattutto sulle liste d’attesa, perché sono la privatizzazione strisciante della sanità e non vengono toccano perché c’è un sacco di gente che ci fa un sacco di soldi. È una battaglia lombarda, ma anche nazionale, con un Paese che investe mediamente 2.600 euro pro capite sul settore a fronte di una media europea che supera i tremila euro, senza dimenticare che i nostri medici e infermieri sono fra i meno pagati a livello europeo”.

I tre quesiti referendari

Il primo quesito cancella la “equivalenza” tra pubblico e privato, e conseguentemente “la parità di diritti e di obblighi” per tutti gli erogatori di diritto pubblico e di diritto privato, che il legislatore regionale ha voluto affiancare alla, comunque, necessaria integrazione tra i due settori.
La rimozione dei termini che rimandano all’equivalenza e alla parità ha lo scopo di riaffermare la centralità del settore sanitario pubblico e quindi l’obbligo istituzionale della regione di definire il proprio intervento sulla salute, tramite la sanità, nel pieno rispetto degli obiettivi posti dalla normativa nazionale e dall’art. 32 della Costituzione concernente il diritto alla salute quale diritto fondamentale dell’individuo e della collettività.

Il secondo quesito riguarda uno specifico aspetto della relazione tra pubblico privato nell’ambito dell’azione che la regione attribuisce alle ATS. Sono oggetto della normativa di cui si propone l'abrogazione i “poteri” delle ATS, nell’ambito delle funzioni di contrattualizzazione per l’erogazione dei servizi, di avvalersi in modo esteso di soggetti privati per attività di erogazione di servizi cui è tenuto il Servizio Sanitario Lombardo.
Va segnalato che, con le previsioni del PNRR, si tratta anche di prestazioni che riguardano il “socio-sanitario” e l’assistenza di prossimità. L’attenzione dedicata dalle previsioni nazionali alla cosiddetta “medicina territoriale” trovano in questo passaggio normativo, come in quello oggetto del successivo quesito, un’eccessiva apertura al privato, peraltro, anche con il rischio di forti differenze territoriali.

Il terzo quesito mira ad abrogare la disciplina regionale che permette a soggetti privati di “concorrere” a specifiche strutture finanziate nel PNRR da investimenti pubblici, quali gli ospedali di comunità, le case di comunità e la centrali operative territoriali (COT).

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