Caravaggio

"La Casa del Fascio è opera di Giuseppe Rossi"

A dirlo è un neolaureato in Architettura, Daniele Danelli, che ha ritrovato la corrispondenza dell'epoca, smentendo la paternità di Alziro Bergonzo.

"La Casa del Fascio è opera di Giuseppe Rossi"
Attualità Gera d'Adda, 13 Luglio 2021 ore 15:57

"La Casa del Fascio non è stata progettata dall’architetto Alziro Bergonzo ma dall’ingegner Giuseppe Rossi". A dirlo, ricostruendo la vicenda che ha portato a un falso storico, documentandola con la corrispondenza originale dell’epoca tra i due professionisti, è il neolaureato in Architettura, Ambiente costruito, Interni Daniele Danelli, di Bariano.

Chi progettò la Casa del fascio?

Danelli ha concluso lo scorso 9 giugno il proprio percorso di studi conseguendo la Lode al Politecnico di Milano con la tesi: "Casa del Fascio di Caravaggio. Storia e progetto per il recupero dell’architettura moderna".

Casa del fascio
Daniele Danelli

"La Casa del Fascio fu costruita dopo un bando di concorso indetto nel 1934, al quale parteciparono quattro progettisti - ha spiegato il 25enne - fu vinto dall’ingegner Rossi, originario di Bagolino, nel Bresciano, ma che dopo gli studi a Torino, Pavia e Venezia si trasferì a Treviglio. A lui appartiene la paternità dell’opera e non a Bergonzo, come tutti gli articoli e le tesi pubblicate sino ad oggi riportano. Ho compiuto delle ricerche approfondite finché al Politecnico ho trovato una rivista, “Case d’oggi”, che risale a quell’epoca e che cita come esecutore delle opere proprio Rossi, inoltre il bibliotecario di Caravaggio mi aveva dato delle immagini di fotografie storiche, acquisite qualche anno fa durante un laboratorio progettuale sulla Casa del Fascio al Politecnico, conclusosi con un evento a cui aveva partecipato il figlio dell’ingegnere, Mario, che le aveva portate con sé. Ho collegato le due cose e ho provato a rintracciarlo. Con la pandemia non è stato facile vista la difficoltà di movimento ma, alla fine, ho scoperto un volume pubblicato dall’Università di Bergamo a firma dell’architetto Barbara Oggionni, che citava l’opera come progetto di Rossi e sono riuscito a contattarla. È stata lei ha darmi il riferimento di Mario, che vive a Treviglio. Lui mi ha gentilmente aperto il suo archivio privato e così ho personalmente esaminato e consultato la lettera d’incarico e i documenti scambiati tra il progettista, il federale del Partito fascista Nando Negri, che gli assegnò la vittoria del bando di concorso, e le ditte esecutrici dei lavori".

"Rossi, non Bergonzo"

Casa del Fascio
Giuseppe Rossi

Dunque come mai la figura dell’ingegnere è stata messa in ombra da Bergonzo?
"Come si può leggere in una delle lettere, Bergonzo fu affiancato a Rossi a seguito di modifiche rispetto al progetto originale imposte dal regime, per via della diversa ubicazione decisa - ha spiegato Danelli - di cui ho ritrovato una serie di lucidi disegnati a mano. Tuttavia la presenza di Bergonzo fu più nominale che operativa, come evidenziato dalle missive che i due progettisti al tempo si scambiarono". Insomma, una sorta di supervisore voluto dal partito.

"Bergonzo era molto conosciuto per aver realizzato diverse opere importanti a Bergamo (la Torre dei venti e piazza Libertà per citarne un paio ndr.) e provincia - ha continuato - quindi probabilmente per il Partito fascista era meglio che ci fosse lui a controllare. Non che Rossi non fosse una figura importante ma forse era meno noto nell’ambiente politico".

Casa del fascio
Lettera d'incarico originale