Treviglio

Il sacrista Matteo Mancone saluta la Comunità pastorale di Treviglio

Non gli è stato rinnovato il contratto perché la parrocchia non poteva più sostenere il costo di due sacristi

Il sacrista Matteo Mancone saluta la Comunità pastorale di Treviglio
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Il sacrista Matteo Mancone saluta la città e la Comunità pastorale Madonna delle Lacrime di Treviglio.

Matteo Mancone lascia Treviglio

Dopo un solo anno al servizio della Basilica e del Santuario, il 27enne è stato informato che, a malincuore, non gli verrà rinnovato il contratto. Alla base della decisione del parroco monsignor Norberto Donghi la necessità di far quadrare i conti, in un momento difficile in generale per la Chiesa. Tanto è vero che, per lo stesso motivo, la Diocesi di Milano sta chiedendo a parrocchie e comunità pastorali di razionalizzare le spese. Tra cui anche il dover rinunciare al doppio sacrista. Matteo Mancone, 27enne di Bariano, si divideva infatti i compiti con Claudio Farina.

Matteo Mancone durante una funzione religiosa

Due sacristi costano troppo

"Purtroppo la parrocchia non può permettersi due sacristi stipendiati - ha spiegato Matteo Mancone - don Norberto, pur ribadendomi tutta la sua stima, mi ha chiarito la situazione e io la capisco perfettamente. Del resto il mio era un contratto a tempo determinato e quindi sapevo che c’era la possibilità che non venisse rinnovato. Sembra assurdo, ma certamente mi fa piacere sapere che questo è avvenuto solo per questioni puramente economiche e non perché io non abbia svolto un buon servizio".

La stima dei parrocchiani

Nonostante i pochi mesi a Treviglio, il 27enne si era infatti guadagnato la stima dei sacerdoti e dei parrocchiani, con cui aveva stretto un rapporto cordiale. Tanto che in molti sono passati a per portargli un saluto prima che lasciasse definitivamente la sacrestia. Per Matteo Mancone ora partirà la ricerca per una nuova sede, dove proseguire la sua carriera. Un settore in cui, dopo aver terminato gli studi, opera già dal 2019. Prima di arrivare a Treviglio, infatti, era stato in servizio a Bergamo. Un lavoro, il suo, che richiede una formazione specifica, a differenza della figura del cosiddetto sacrestano. "Pur non avendo una vocazione sacerdotale - ha spiegato - ho sempre avuto quella per la liturgia. Motivo per cui ho deciso di trasformarla in una professione". "Ringrazio Matteo per il suo lavoro - ha commentato il parroco di Treviglio - Noi siamo in fase di revisione sui nostri dipendenti e purtroppo non potevamo assicurargli un contratto a tempo indeterminato".

Le fotografie sono di Adi Zeni

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