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Il pesce siluro resta una minaccia: nel 2021 catturati 575 esemplari

In studio un'area di 31 chilometri: ma il vorace predatore non è l'unico nemico dei nostri fiumi.

Il pesce siluro resta una minaccia: nel 2021 catturati 575 esemplari
Attualità Cremasco, 30 Novembre 2021 ore 15:56

Il pesce siluro continua a minacciare le acque del Serio: nel 2021 sono stati catturati 575 esemplari, ma la preoccupazione resta alta. Sempre più esemplari presenti anche nell'Adda e nell'Oglio.

A caccia di siluri sul Serio

Anche per l’anno 2021 Regione Lombardia ha assegnato contributi a favore degli enti Parco fluviali, con l’obiettivo di promuovere il contenimento del siluro (Silurus glanis), specie ittica non autoctona, pericoloso per la fauna presente in quanto vorace predatore. Il Parco del Serio ha colto quest’opportunità, attivando un progetto più ampio rispetto al passato, grazie alla convenzione con la sezione Fipsas (Federazione Italiana Pesca Sportiva Attività Subacquee e Nuoto Pinnato) di Cremona, concessionaria dei diritti esclusivi di pesca sul fiume. Il progetto si è svolto nel rispetto delle norme sanitarie vigenti tra agosto e ottobre 2021, ha confermato la presenza nelle acque del Serio di esemplari di siluri di medie e piccole dimensioni.

In studio un'area di 31 chilometri

Un esemplare di pesce siluro pescato nell'Oglio

Tuttavia, considerato che la popolazione è in rapida ascesa, il monitoraggio è fondamentale, per rallentarne l’incremento e minimizzare il conflitto con alcune specie ittiche autoctone. Quest’anno il corso del fiume oggetto dello studio è stato compreso tra la foce in Adda a valle, e l’area a monte della palata Babbiona, circa 31 chilometri: in particolare, il tratto tra la palata Borromea a monte e la traversa di Montodine a valle, con l’obiettivo di valutare aspetti relativi a quantità di siluri, biomassa, livello di colonizzazione. La limitazione numerica dei siluri - conferma lo studio - consente di ridurre, da un lato la pressione predatoria a carico dell’ittiofauna autoctona, dall’altro la limitazione nella riproduzione, e quindi la possibilità di una ricolonizzazione dell’habitat da parte di specie ittiche autoctone, oltre a barbo e luccio, vairone, lasca, pigo, cobite comune, trota marmorata.

Lo studio è risultato utile non solo per il controllo delle specie invasive, ma anche l’aggiornamento della comunità ittica del Serio, che a seconda dei tratti nei quali è stata articolata l’analisi, presenta varietà di alborella, barbo europeo, carpa, carassio dorato, cavedano, gambero rosso della Louisiana, ghiozzo padano, gobione, rodeo, vairone.

Catturati 575 esemplari

A complicare lo svolgimento dello studio è stata la scarsa portata del Serio, ma probabilmente anche grazie a questo è aumentato il numero totale di siluri rimossi (575 rispetto ai 352 dello scorso anno), per una biomassa complessiva di circa 1121 kg (quasi il doppio rispetto allo scorso anno). Numeri che evidenziano come nonostante gli interventi avviati, la colonizzazione sia in espansione.

Le dimensioni dei pesci catturati vanno da un minimo di circa 10 centimetri, ad un massimo di oltre il metro e mezzo, ritenendo possibile la presenza di esemplari più grandi, la cui cattura non è stata possibile, anche per la presenza di grandi buche, rifugio dei pesci di taglia maggiore. Resta il fatto, comunque positivo, che i 1121 kg di siluro rimossi si traducono in nuovi spazi per il normale sviluppo delle comunità
ittiche locali.

Ma il siluro non è l’unico dei problemi da fronteggiare in futuro: non vanno dimenticati i notevoli impatti del cormorano o quelli di altre specie, che si affermano a discapito di altre autoctone, pur senza configurarne una predazione diretta, com’è il caso del misgurno, che opera un disturbo alle popolazioni di cobite comune.

Agire per "salvare" i pesci autoctoni

Lo studio chiarisce senz'altro l'importanza di agire su un "sito ancora non troppo compromesso": appare verosimile, infatti, la diffusione del siluro dal basso (fiume Adda), ed un ulteriore fonte di colonizzazione rappresentata dal canale Vacchelli, mentre la Palata Borromea a Crema, sopra la quale il numero di siluri diminuisce drasticamente, sta a significare la costituzione di uno sbarramento invalicabile, fatta eccezione per le piene.

Non solo il siluro

“L’attenzione del Parco non si ferma a questo studio - hanno confermato il presidente del Parco del Serio Basilio Monaci e il biologo Ivan Bonfanti - Confermiamo attenzione e sollecitazione anche verso altre realtà istituzionali, affinché si possano affrontare temi spinosi, quali la presenza delle nutrie, che provocano problemi quotidiani agli agricoltori, danneggiando rogge e fossi irrigui. Ma la salvaguardia della biodiversità vegetale del territorio del Parco impone di affrontare il tema delle piante aliene infestanti, dall’ailanto (Ailanthus altissima), all’edera (Hedera helix), allo zucchino selvatico (Sicyos angulatus), senza contare la presenza del gambero rosso della Lousiana”.

Per il presidente Fipsas Cremona, Giuseppe Mazzoleni Ferracini, il monitoraggio comincia a dare i suoi frutti, anche se quest’anno, limpidezza e livello basso delle acque hanno favorito un maggior numero di catture.

“Abbiamo trovato, soprattutto a nord del Serio, specie ittiche come lasca o savette, che si pensavano estinte, ma anche alborella e cobite. Ed è stato possibile – conclude Mazzoleni Ferracini – ripristinare specie ittiche autoctone, quali la tinca e il persico reale”.