Treviglio

Il 25 aprile a Treviglio: la Liberazione, il discorso di Imeri e... i nativi americani

Il corteo di questa mattina, insolitamente affollato

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C'era una folla che non si vedeva da diversi anni, questa mattina, alla sfilata per la Festa della Liberazione a Treviglio.  Un 25 aprile "dedicato", nelle parole del sindaco e della presidente dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia Ornella Ravaglia, alla guerra in Ucraina, perché presto anche gli ucraini abbiano "la loro Liberazione".

Il corteo per il 25 aprile di Treviglio

La manifestazione è cominciata alle 10 dal cortile del Commissariato in piazza del Popolo, per poi toccare i vari monumenti dedicati in città ai caduti dei vari corpi militari nazionali: il monumento al Bersagliere in piazza del Popolo,  il nuovo monumento ai caduti della Finanza in viale del Partigiano, quello agli Avieri di piazza Setti,  ai Carabinieri in piazza Mentana, il monumento alla Resistenza e alla Liberazione del parco di via dei Facchetti, il monumento ai Caduti del Mare in largo Marinai d'Italia e infine, in piazza piazza Insurrezione, il monumento ai Caduti di tutte le guerre.

Presenti, alle spalle del corpo musicale Città di Treviglio che ha aperto il corteo, tutte le associazioni d'Arma di Treviglio, l'Anpi,  le Forze dell'ordine, i soccorritori del 118, i Vigili del fuoco, i volontari di svariate associazioni ma anche alcune centinaia di cittadini. In prima fila la Giunta comunale quasi al completo, con gli assessori Basilio Mangano, la vicesindaco Pinuccia Prandina, gli assessori Valentina Tugnoli e Michele Bornaghi e  il presidente del Consiglio comunale, Andrea Cologno. Per le minoranze consiliari, tra gli altri, la capogruppo Matilde Tura, il consigliere Erik Molteni e il segretario del Pd Davide Beretta.

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Forze dell'ordine e soccorritori

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Davanti al monumento alla Resistenza

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Davanti al monumento alla Resistenza

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Ornella Ravaglia (Anpi) in piazza Insurrezione

In piazza Insurrezione si sono tenuti i discorsi ufficiali. aperti da quello della presidente dell'Anpi Ornella Ravaglia, che ha ricordato come la guerra di Liberazione abbia avuto, come dimostrato da svariate fonti storiche anche avverse alla causa dei partigiani, un ruolo determinante nella definizione dell'esito del conflitto. Poi ha parlato dell'Ucraina, invasa dalla Russia e martoriata dalla guerra: "Speriamo che presto anche gli ucraini abbiano la loro Liberazione" ha detto.

I cattolici in guerra e don Ernesto Castiglioni

Il parroco monsignor Norberto Donghi ha invece ricordato il ruolo dei cattolici nella guerra di liberazione, e in particolare di diversi sacerdoti. A Treviglio, ad esempio, è da quest'anno stata riscoperta l'incredibile storia di don Ernesto Castiglioni, prete partigiano della brigata "Treviglio",  cui l'ufficio Cultura ha recentemente dedicato una pubblicazione inedita, e una mostra. Il cerimoniere Raimondo Pilo ha infine ricordato due trevigliesi recentemente scomparsi: Marino Mariani, storico dipendente del Comune e capogruppo degli Alpini, e il luogotenente Salvatore Carrozza, per anni in servizio alla caserma dei carabinieri di Treviglio.

Il discorso del sindaco Imeri

Il sindaco Juri Imeri ha invece ricordato nel suo discorso il ruolo dei partigiani nella costruzione dell'Italia libera e democratica di oggi.

"È importante non dare mai per scontati i diritti di cui godiamo oggi, vanno difesi ed esercitati insieme ai doveri, che devono essere vissuti da ogni singolo cittadino ogni giorno. Questo è l'omaggio più vero e concreto per chi si è battuto per la libertà. Tucidide diceva che il male non è solo di chi lo fa, ma anche di chi non lo impedisce. Oggi ricordiamo tutti coloro che hanno impedito il male, ma siamo anche chiamati tutti a una responsabilità collettiva che alimenti attraverso l'impegno quotidiano la memoria di questo giorno. Non basta essersi liberati una volta 78 anni fa, bisogna conservarsi liberi ogni giorno. Viva il 25 aprile, viva l'Italia e viva Treviglio".

La bandiera dei pellerossa in piazza Insurrezione

Salvatore Cardile, 60 anni, con la bandiera dei nativi americani

Presente in piazza anche una bandiera che in pochi hanno riconosciuto. Si tratta di una bandiera di una nazione pellerossa, portata insieme a quella a stelle e strisce degli Usa da un cittadino particolarmente affezionato al 25 aprile e alla storia di quei giorni. Sessant'anni, di Stezzano ma residente a Treviglio per una trentina d'anni, Salvatore Cardile partecipa ogni anno al corteo per la Liberazione di Treviglio, ogni anno proponendo una nuova bandiera per ricordare le "minoranze" e le nazionalità meno conosciute che hanno partecipato insieme agli Alleati alla liberazione dell'Europa da nazisti e fascisti.  Come, appunto, quella di un gruppo di nativi americani arruolati negli eserciti americano e canadese e sbarcati in Sicilia nel luglio 1943.

"Sento forte il bisogno di partecipare e di raccontare queste storie dimenticate - spiega il trevigliese "d'adozione" Cardile - In passato ho portato le bandiere del Canada, dell'Australia, della Nuova Zelanda e di altri alleati meno conosciuti rispetto agli angloamericani... Quest'anno ho letto un libro sulla guerra dei nativi americani, e ho deciso di rappresentare loro".

Il discorso integrale del sindaco

Carissime e carissimi,

a nome dell'Amministrazione Comunale e di tutta la Città ringrazio per la partecipazione alla cerimonia del 25 aprile, festa nazionale istituita per commemorare la Liberazione dell'Italia dal nazifascismo.

Un cordiale saluto, in particolare, alle autorità civili, militari, religiose, alle Associazioni combattentistiche e d’arma, alle associazioni di protezione civile e al Corpo Musicale Città di Treviglio.

 A distanza di 78 anni sentiamo sempre viva la necessità e la volontà di celebrare questa ricorrenza. Il 25 aprile è sinonimo di impegno, riconoscenza e sacrificio. Ma anche di resistenza. Di orgoglio. Di condanna di ogni forma di oppressione della libertà. Per questo non dobbiamo dimenticare ciò che è accaduto.

 Oggi si celebra un giorno di rinascita reso possibile da un movimento collettivo costituito da politici, militari, religiosi, cittadini. Uomini e donne che hanno liberato l’Italia rendendola la Repubblica democratica di oggi. È un giorno, questo, che deve unire e non dividere perché l’assenza di memoria collettiva rende tutti più deboli.

Ho il piacere e la fortuna di incontrare tantissimi ragazzi delle scuole del territorio in più occasioni. E se spesso si dice che ai giovani non interessa nulla, che non si impegnano, che non si appassionano posso testimoniare che sono luoghi comuni che gli adulti devono superare. Anzi, gli adulti dovrebbero per primi mettersi in discussione su questo tema.

I nostri ragazzi e le nostre ragazze hanno bisogno di vedere e di sentire le testimonianze di adulti impegnati nella realtà in cui vivono! Abbiamo la responsabilità di essere noi per primi da esempio. Come ci racconta la storia di don Ernesto Castiglioni recentemente pubblicata dalla nostra Biblioteca.

Un prete che ha animato, sostenuto, aiutato e ispirato tanti giovani durante il periodo della guerra. Come lui sono state tante le figure di religiose e religiosi che hanno avuto un ruolo importante e fondamentale nella resistenza, le cui storie sono raccontate nella mostra realizzata dalla sezione locale dell’Anpi allestita presso lo spazio MenoUno di Piazza Garibaldi.

 Un libro e una mostra che vi invito a leggere e a visitare, perché raccontano le storie semplici e spesso dimenticate di cattolici - laici e religiosi - che hanno deciso di vivere fino in fondo la loro fede mettendo al centro la dignità e il valore della persona, diventando protagonisti nella Resistenza. Una scelta che in alcuni casi è costata anche la vita, senza però che l’ultima parola fosse l’odio.

Anzi, numerose cronache ci raccontano della capacità di perdonare, accogliere e proteggere anche chi fino a quel momento era stato dalla parte sbagliata.

Cosa non facile e non scontata se pensiamo che oggi si porta rancore per cose infinitamente meno importanti. A prevalere era però il rispetto dell’umanità, quella stessa umanità che era stata privata dei diritti essenziali dai regimi totalitari che governavano il Paese.

È importante non dare mai per scontati i diritti di cui godiamo oggi: vanno difesi ed esercitati insieme ai doveri che non devono rimanere solo sulla carta, ma devono essere vissuti da ogni singolo cittadino ogni giorno. Questo è l’omaggio più vero e concreto a tutti coloro che ricordiamo qui oggi e che si sono battuti per la Libertà.

Tucidide, ne ‘La guerra del Peloponneso’, diceva: “Il male non è soltanto di chi lo fa. È anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce”.

Oggi perpetuiamo il ricordo dei partigiani e di tutti coloro che hanno voluto impedire il male. Ma non possiamo limitarci soltanto al doveroso omaggio istituzionale. Siamo chiamati tutti a una responsabilità collettiva che alimenti, attraverso l’impegno quotidiano, la memoria di questo giorno. Perché non basta essersi liberati una volta: bisogna conservarsi liberi. Viva il 25 aprile. Viva l’Italia. Viva Treviglio.

 

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