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Causa Pesenti, il Comune fa ricorso contro la "mazzata" da 1,4 milioni

Da questo presunto "vizio" di forma nel calcolo sarebbe dunque risultata una quantificazione errata del danno da risarcire ai privati, quantificazione contro la quale l’Amministrazione si batterà con il proprio avvocato in Cassazione.

Causa Pesenti, il Comune fa ricorso contro la "mazzata" da 1,4 milioni
Attualità Gera d'Adda, 08 Gennaio 2022 ore 11:25

Causa Pesenti, il Comune di Morengo annuncia il ricorso contro la quantificazione dei risarcimenti. Secondo l’avvocato dell’ente un vizio di forma avrebbe alterato il calcolo dell’importo della somma dovuta dall’ente ai privati.

La causa

La causa, originata da un mancato esproprio risalente ormai a quarant’anni fa, non è ancora finita: dopo che nei mesi scorsi la Corte d’Appello aveva quantificato in poco meno di 1,4milioni di euro la somma che il Comune, tra risarcimento vero e proprio e spese giudiziali, deve versare ai privati intentatori della causa relativa ai mancati espropri di alcune proprietà nell’attuale area industriale del paese, il sindaco Amilcare Signorelli nel corso dell’ultima seduta consigliare del 2021 ha annunciato pubblicamente che l’Amministrazione ha già dato mandato al proprio avvocato, Ignazio Deleuse Bonomi per ricorrere contro quello che è stato il calcolo del risarcimento.

"L’avvocato ha confermato che da un riesame degli atti di giudizio è emersa un’anomalia – ha spiegato il primo cittadino in Consiglio comunale all’interno di una propria comunicazione – Egli sostiene infatti che il Ctu (il consulente incaricato dal giudice per valutare i danni economici subiti dai proprietari), per rispondere al quesito valutativo abbia effettuato un calcolo a ritroso a partire dal 2005 ricavando il valore delle aree e sottraendo a quello degli edifici realizzati o realizzabili i relativi costi, ottenendo così l’alto valore unitario che rappresenta il valore negoziale delle aree alla data di riferimento, ma non il valore reale delle stesse".

Un vizio di forma?

Da questo presunto "vizio" di forma nel calcolo sarebbe dunque risultata una quantificazione errata del danno da risarcire ai privati, quantificazione contro la quale l’Amministrazione si batterà con il proprio avvocato in Cassazione. "Il ricorso, inoltre, consentirà di richiedere la sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza emessa dalla Corte d’Appello" ha aggiunto il sindaco, che insieme alla Giunta ha già stanziato i 5757 euro necessari al ricorso. "Ci riserviamo in ogni caso di condurre ulteriori approfondimenti in merito al mancato risarcimento degli espropri e all’intera questione – ha concluso il primo cittadino – Nel caso in cui il diritto di rivalsa dovesse risultare estinto perché non rilevato nei termini di legge, non si escludono nemmeno ritorni in capo agli amministratori comunali che hanno determinato tale uscita dai tempi tecnici".

L'intervento della minoranza

Sulla questione il capogruppo leghista Cristian Locatelli – unico presente tra i consiglieri di minoranza – ha chiesto a Signorelli di quantificare le prospettive di ottenere un risultato positivo dal ricorso. "C’è la possibilità concreta di averne beneficio o ci stiamo imbarcando in un altro processo interminabile?" ha chiesto il consigliere, che effettivamente non era nemmeno ancora nato all’epoca dei fatti cui risale questa causa. Una domanda cui il sindaco si è riservato "di rispondere in separata sede", non volendo evidentemente sbilanciarsi pubblicamente circa le possibilità di ottenere, quantomeno, una riduzione del risarcimento ai privati dovuto dal Comune. Possibilità quantomeno auspicata dall’Amministrazione comunale, al fine di non mettere troppo in difficoltà le casse comunali.