Romano di Lombardia

"1944-1441 Oltre il tempo", a Romano la seconda tappa dell'esposizione dedicata a Giacomo Manzù

L’esposizione rimarrà aperta al pubblico al M.A.C.S dal 13 gennaio al 25 febbraio 2024, con accesso libero e gratuito

"1944-1441 Oltre il tempo", a Romano la seconda tappa dell'esposizione dedicata a Giacomo Manzù
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Verrà inaugurata il prossimo 13 gennaio la seconda tappa dell'iniziativa espositiva promossa da Fondazione Credito Bergamasco e dedicata a Giacomo Manzù. A Romano sbarca "1944 – 1441 Oltre il tempo", una raccolta di trenta disegni, studi di erbe e fiori acquisiti dalla Fondazione nel 2003 e concessi in comodato d'uso gratuito alla Gamec di Bergamo. I trenta studi verranno presentati in un intrigante confronto - a distanza di 500 anni - con riproduzioni dell'opera botanica di Guarnerino da Padova conservata nella biblioteca "Angelo Mai" di Bergamo.

In mostra l'Erbario di Manzù

Dopo il grande successo dell’esposizione organizzata nell’autunno 2023 a Bergamo, a Palazzo Creberg, la Fondazione Credito Bergamasco presenta a Romano di Lombardia, nella sede del M.A.C.S (Museo d’Arte e Cultura Sacra), la seconda tappa dell’affascinante mostra intorno al corpus di Trenta Studi di erbe e di fiori realizzato da Giacomo Manzù nel 1944.

"Siamo lieti di proseguire la storica partnership con il MACS con questa mostra prestigiosa – spiega Angelo Piazzoli, presidente di Fondazione Credito Bergamasco - che abbiamo realizzato grazie alla preziosa collaborazione della Fondazione Giacomo Manzù mettendo in luce un’opera di grande qualità, poco conosciuta".

"Grazie alla lungimiranza culturale della Fondazione Credito Bergamasco – evidenzia monsignor Tarcisio Tironi, Direttore del MACS – il Museo d’Arte e Cultura Sacra può esporre le preziose opere dell’Erbario di Manzù e, a corredo, i pannelli relativi all’Erbario quattrocentesco di Guarnerino. Auspico che la mostra, curata da Fernando Noris e Angelo Piazzoli, apra o, quanto meno, faciliti nei visitatori la possibilità di saper contemplare l’arte della incisione nelle opere del grande maestro bergamasco".

Mecenatismo culturale

"Con la mostra – prosegue Piazzoli – intendiamo altresì ricordare, sul piano storico, una bella iniziativa di mecenatismo culturale, che ci impegnò non poco, agli inizi del nuovo Millennio. Nel corso del 2003 acquisimmo i trenta disegni di Giacomo Manzù; qualche tempo prima, ci venne richiesto, in via istituzionale, un intervento diretto per far sì che i bellissimi disegni arrivassero e poi restassero a Bergamo, terra d’origine del grande scultore. Così è stato e decidemmo di non tenerli per noi; nel 2004, concedemmo infatti l’intera opera in comodato d’uso gratuito al Comune di Bergamo per essere depositata presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea della Città (GAMeC) al fine di consentirne la pubblica fruizione".

Erbari a confronto

Manzù (Bergamo, 1908 – Ardea, 1991) non ha bisogno di presentazioni. All’anagrafe Giacomo Manzoni, il suo nome d’arte è una fiera e orgogliosa rivendicazione delle origini orobiche. Tra i più noti artisti bergamaschi del Novecento, è stato uno dei pochi ad aver raggiunto una fama di livello internazionale vantando una lunga serie di partecipazioni a mostre di rilievo e numerose opere nelle collezioni e nei musei di tutto il mondo.

L’iniziativa mette al centro “Manzù disegnatore”. I Trenta Studi di erbe e fiori (inchiostro su carta, mm. 235x150 ciascuno) vennero realizzati nel 1944, quando l’artista aveva trentacinque anni. La serie è composta da studi botanici raffigurati “dal vero” a Laveno, sul Lago Maggiore, nel periodo in cui Manzù era ospite di Carlo De Angeli Frua, industriale tessile, collezionista d’arte e sostenitore di giovani artisti.

"Nella drammaticità della situazione storica del secondo conflitto mondiale - afferma Angelo Piazzoli - Manzù intrattenne una sorta di dialogo con la natura, attraverso quest’opera di carattere privato, alla ricerca di un equilibrio interiore reso instabile dagli orrori della guerra. La particolarità tecnica della serie botanica – realizzata a penna su carta assorbente, supporto che richiede nell’esecuzione rapidità e fermezza – corrisponde all’intenzione di Manzù di mettersi alla prova dal punto di vista umano e dell’arte".

Il confronto 500 anni dopo

Con l’iniziativa di Fondazione Creberg, dal 13 gennaio 2024 al 25 febbraio 2024 il corpus, normalmente conservato alla GAMeC, potrà essere eccezionalmente fruito a Romano di Lombardia nella sede del MACS accanto a magnifiche riproduzioni di un altro erbario, una rara raccolta di epoca quattrocentesca; infatti, grazie ad una felice intuizione del professor Noris, l’Erbario realizzato da Giacomo Manzù viene messo in dialogo con le riproduzioni grafiche di una quarantina di disegni tratti da "Herbe Pincte", opera dell’artista Guarnerino da Padova, risalente al 1441, patrimonio della Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo.

Se Manzù è universalmente noto, su Guarnerino non sono rintracciabili molte notizie. Nasce a Padova, città che nel Quattrocento veniva configurandosi, con il recupero dei testi degli antichi, come il più importante centro europeo di studi medici e farmacologici.
Guarnerino lavora alle sue Herbe pincte a Feltre nel 1441, molto prima dell’invenzione della stampa nel mondo occidentale e ci presenta un accurato lavoro composto da due parti. Nella prima parte 12 riquadri con figure umane, piante e spiegazioni che richiamano i Tacuina sanitatis, ovvero libri miniati lombardi medievali con suggerimenti per conservare o recuperare la salute mediante l’uso di erbe officinali.

Nella seconda parte ci sono 152 tavole botaniche a penna bruna e acquarello riprodotte, con maggiore o minore realismo, a seconda della possibilità per l’autore di una visione diretta o meno.

Sottolinea Fernando Noris, storico dell’arte e curatore: "I due autori ci consegnano il frutto di un lavoro, che, a distanza di cinque secoli, si è
similmente sviluppato attorno, e dentro, l’affascinante piccolo mondo di un inventario botanico, con interessi diversificati, ma ugualmente accumunati nella semplicità affettuosa di una meraviglia sospesa".

La collaborazione con la Fondazione Manzù

"La mostra che la Fondazione Creberg dedica ad una rara e preziosa raccolta di disegni di Manzù si inserisce nel quadro di una costante attenzione che la città natale del maestro dedica ad uno dei maggiori scultori del Novecento - commenta la presidente della Fondazione, Giulia Manzù - abbiamo accolto con molto piacere l’invito a sostenere questa iniziativa che conferma il progetto di una collaborazione sempre più proficua con Bergamo, un luogo che per l’artista ha sempre rivestito il valore di radici mai dimenticate. E per questo ancor più ci appare degna di rilievo la scelta di costruire un evento espositivo attorno all’Erbario, che vide la luce durante gli anni bui della guerra, in una congiuntura storica che particolarmente toccò la sensibilità di Manzù e lo rese, da allora, un convinto sostenitore delle ragioni della pace e delle sorti degli umili: in questo quadro storico e artistico la mostra odierna della Fondazione Creberg assume un significato di straordinario rilievo".

Si inaugura sabato 13 gennaio

L’esposizione rimarrà aperta al pubblico al M.A.C.S (Romano di Lombardia, vicolo Chiuso 22) dal 13 gennaio al 25 febbraio 2024, con accesso libero e gratuito, nei seguenti orari:

  •  mercoledì e giovedì 9.30 – 12.30
  •  venerdì, sabato, domenica e festivi 9.30 – 12.30 /15.00 – 19.30

A tutti i visitatori verrà consegnato, come sempre gratuitamente, il catalogo edito dalla Fondazione Credito Bergamasco con testi di Giulio Orazio Bravi, Marcella Cattaneo, Fernando Noris, Mattia Patti e Angelo Piazzoli. Sabato 13 gennaio 2024 presso la Chiesa della Grotta, con inizio alle 16 si terrà la presentazione della mostra, con l’intervento del Direttore del MACS e dei Curatori. Sono previsti momenti musicali a cura del Duo Podera Mezzanotti (Michela Podera, flauto - Raffaele Mezzanotti, chitarra) con brani di Ibert, Morricone, Piazzolla, Pujol, Schubert.

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