COVID-19, vaccino in arrivo: ha senso investire sulle azioni farmaceutiche?

COVID-19, vaccino in arrivo: ha senso investire sulle azioni farmaceutiche?
18 Novembre 2020 ore 09:11

Può essere brutto da dire, ma è la realtà dei fatti: anche il Coronavirus è un mercato. Le azioni di molte case farmaceutiche sono salite alle stelle, con la corsa al vaccino. Ma ha senso investire sulle azioni farmaceutiche? E quali servizi permettono di farlo in sicurezza?

Investire in sicurezza

Investire in azioni può essere un terreno sconosciuto (e apparentemente ostile) per molti. Su quali azioni investire? Come si acquistano e vendono i titoli? Quali sono i mercati più proficui? Tutti i dubbi che può avere chi si avvicina al trading vengono spazzati via da un metodo quasi scontato: il copy trading. In cosa consiste? Semplice, si copiano tutte le operazioni svolte dai migliori trader e si replicano sul proprio capitale. Con il copy trading di eToro, in particolare, il rischio è al minimo: i trader guadagnano anche in base al numero di “follower” e quindi hanno interesse a svolgere un lavoro eccellente. La piattaforma eToro tratta anche le azioni farmaceutiche e molti trader stanno tenendo d’occhio questo mercato, ecco il motivo.

Puntare sul settore farmaceutico

Se l’economia italiana vacilla, l’industria farmaceutica sta affrontando un periodo incredibilmente roseo e le quotazioni si impennano. Il valore della biotech statunitense Moderna, ad esempio, è quasi quadruplicato negli ultimi 6 mesi. Seguono a ruota le altre società coinvolte nella ricerca di un vaccino per il COVID-19, come il titolo di Translate Bio che dopo un accordo con il colosso francese Sanofi è salito del 50%.

Le imprese del settore in Italia sono in totale 283, ma il primato lo detiene Menarini. La casa farmaceutica fiorentina è presente in 140 Paesi e collabora con numerosi partner internazionali. Anche per questa azienda, il periodo attuale non può che essere molto proficuo. Il fatturato che ormai sfiora i 3,8 miliardi di euro è cresciuto del 3,2% nel 2019 e le previsioni per l’anno corrente sono altrettanto promettenti. Si stima un ulteriore aumento del fatturato dell’2% in caso di attenuazione della pandemia, crescerà del 2,3% se l’ondata in corso dovesse peggiorare.

Budget per i vaccini

I diversi Paesi hanno da tempo iniziato a stanziare miliardi su miliardi per assicurarsi le forniture di vaccini. La Casa Bianca sta facendo piovere dollari: 1,2 miliardi ad AstraZeneca, 480 milioni a Moderna, 1,6 a Novavax, quasi 2 a Pfizer e alla tedesca BioNTech che lavorano insieme sul vaccino. L’Unione Europea ha messo da parte 7,5 miliardi e anche alcuni Paesi singoli hanno preparato dei budget propri. Non si tratta propriamente di una “corsa al vaccino”, dato che con ogni probabilità nasceranno più vaccini e le casse si riempiranno per tutti. Tuttavia, un vaccino non è ancora stato trovato e i tempi sono ancora ignoti.

Farmaceutica e tecnologia in prima linea

Il settore farmaceutico è affiancato positivamente solo da quello tecnologico, che sta riscuotendo un notevole successo. I due mondi sono, in effetti, ora più che mai collegati. Il Coronavirus fa parte della “famiglia Sars”, un gruppo di virus particolarmente difficile da neutralizzare e le più recenti pressioni hanno spinto a tentare la via dell’ingegneria genetica. Da un punto di vista economico, questo comporta numeri da capogiro.

Prodotti di protezione personale

Occorre precisare come non sia solamente la ricerca anti-Coronavirus ad aver fatto “esplodere” il settore farmaceutico: anche le mascherine, i guanti, gli apparecchi per la ventilazione e tutti i dispositivi per la protezione personale hanno fatto nascere un vero e proprio nuovo business, composto principalmente dalla rivendita mascherine. Alcuni imprenditori si erano arricchiti così a inizio pandemia, acquistando lotti di mascherine e rivendendole al dettaglio.

Questa richiesta perenne è un’ulteriore motivazione per alcuni investitori: prima o poi verrà trovata un vaccino per il Coronavirus, ma i dispositivi di protezione potrebbero rimanere prodotti di uso comune, che non verranno abbandonati sul breve periodo per timore di contagio o per escludere una nuova diffusione del virus.

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