Caso Ilaria Oleotti, un medico condannato, l’altro assolto

Ma papà Gian Antonio Oleotti non ci sta e grida tutto il suo dissenso: " Se avessero svolto il loro lavoro come dovevano Ilaria avrebbe potuto salvarsi"

Caso Ilaria Oleotti, un medico condannato, l’altro assolto
Altro Cremasco, 24 Novembre 2017 ore 21:55

Caso Ilaria Oleotti, un medico viene condannato ad un anno e un mese di reclusione mentre l’altro viene assolto ma papà Gian Antonio grida tutto il suo dissenso.

Un condannato e un assolto

Si è tenuta oggi, venerdì, l’udienza per la morte di Ilaria Oleotti avvenuta il 26 maggio 2015 quando la cremasca aveva solo 26 anni a causa di un tumore alla gamba diagnosticato, secondo la famiglia, tardivamente. Al banco degli imputati Brunello Pazzoni, 46 anni, medico dello Sport al centro medico «San Lorenzo» e al centro medico polispecialistico «Medicina Domani» di Crema, e Paolo Poggi, 55 anni, responsabile del servizio di radiologia alla Fondazione «Maugeri» di Pavia ed ex primario del reparto di Radiologia dell’Azienda ospedaliera di Lodi, i due medici che ebbero in cura Ilaria e che il Pm Carlotta Bernardini, un anno fa, imputó per negligenza, imperizia e imprudenza e violazioni delle leggi dell’arte medica. Il Gup Christian Colombo, però, oggi ha condannato Pazzoni a un anno, un mese e dieci giorni di reclusione, assolvendo invece Poggi. Fra 60 giorni si potrà presentare l’appello.

Papà Gian Antonio non ci sta

“Esprimo il mio completo dissenso sulla decisione del Gup Christian Colombo poiche toglie ogni responsabilità a chi ha letto erroneamente la risonanza di mia figlia Ilaria datata 18 dicembre 2013 quando lo stadio della malattia tumore maligno dei tessuti molli era stadio IIb e non lo stadio III così come momento della diagnosi, 9 mesi dopo, vale dire ad ottobre 2014 quando lo stadio della malattia era III e non IV stadio come affermato dalla perizia del dottor Marco Gipponi nel corso della sua audizione del 16 novembre”

“Mia figlia avrebbe potuto salvarsi”

“La stadiazione della malattia è fondamentale in questi tipi di neoplasie maligne poiché da essa dipende il trattamento terapeutico e la prognosi – ha concluso papà Gian Antonio – ad uno stadio IIB diagnosticato con un’idonea lettura della risonanza magnetica mia figlia Ilaria si sarebbe salvata e non sarebbe morta per tale malattia come sostengono le altre parti”

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