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Sentenza storica

Il video dei cuccioli di cinghiale: ora però anche agli agricoltori è consentito sparargli

La proliferazione incontrollata di questi ungulati, che in Italia hanno raggiunto quota 2 milioni, ha reso necessario un superamento della "legge 157 del 1992".

05 Aprile 2021 ore 00:01

L’ultimo video diventato in poco tempo virale sui social immortala un baby-branco: a Grignasco, in provincia di Novara, cinque cuccioli di cinghiale sono stati ripresi in un bosco mentre rovistavano tra le foglie.

PICCOLI CINGHIALI IN CERCA DI CIBO:

Un filmato tenerissimo. Ma la presenza di questi ungulati è spesso problematica e il dibattito sull’abbattimento selettivo dei cinghiali è in corso ormai da anni, in cui la proliferazione incontrollata ha raggiunto livelli esponenziali.

Una recente sentenza della Corte costituzionale stabilisce che ora anche gli agricoltori provvisti di apposito tesserino e adeguatamente formati potranno prendere parte alle operazioni di caccia.

Sul piatto vi sono non solo di danni a campi agricoli e allevamenti, ma anche i rischi per la sicurezza e la salute delle persone.

Una sentenza storica

Da Prima Cuneo

La decisione presa dalla Corte costituzionale rappresenta un cambio di direzione importante rispetto all’orientamento seguito negli ultimi quindici anni che aveva portato a bocciare i provvedimenti assunti dalle varie Regioni circa possibilità di ampliare l’elenco tassativo dei soggetti incaricati agli interventi di contenimento previsto dalla legge quadro.

La sentenza dell’organo di garanzia nazionale sovverte completamente la precedente “legge 157 del 1992” per far fronte all’incremento dei pericoli che la proliferazione incontrollata della fauna selvatica sta provocando in tutta Italia.

Complice anche la situazione di emergenza sanitaria da Covid-19, si conta che il numero di esemplari di cinghiali nel nostro Paese abbia raggiunto quota 2 milioni.

Purtroppo, le azioni di prevenzione adottate finora per contenere la loro devastazione non hanno, al momento, sortito l’effetto desiderato ed è così che, per cercare di venirne a capo, la Corte costituzionale ha dato il suo assenso a concedere agli agricoltori, muniti di tesserino da caccia e appositamente formati, la possibilità di abbattere gli animali selvatici.

Un provvedimento questo che si è reso necessario alla luce dei gravi danni che i cinghiali (ma anche lupi e nutrie), libere di scorrazzare nei territori, hanno arrecato agli allevamenti, ai campi coltivati e soprattutto alla salute e alla sicurezza delle persone, in quanto pericolosi diffusori di malattie, come la peste suina africana, e causa di incidenti stradali.

Coldiretti

Come riferito sul proprio sito ufficiale, Coldiretti commenta questa sentenza storica della Corte costituzionale:

“Arriva finalmente il via libera all’abbattimento dei cinghiali. La sentenza emessa dalla Corte costituzionale permette di prendere parte alle operazioni di riduzione del numero degli animali selvatici anche agli agricoltori provvisti di tesserino di caccia. Una decisione storica che consentirà di porre fine alla devastazione causata dalla proliferazione incontrollata della fauna selvatica, la quale, soprattutto con la situazione di emergenza Covid-19, sta compromettendo l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali anche in aree di elevato pregio naturalistico“.

Sul tema cinghiali, Coldiretti tiene inoltre a sottolineare che quest’ultimi raggiungono i 180 centimetri di lunghezza, possono sfiorare i due quintali di peso e hanno zanne che in alcuni casi arrivano fino a 30 centimetri risultando assimilate a vere e proprie armi dalle conseguenze mortali per uomini e animali oltre a diventare strumenti di devastazione su campi coltivati e raccolti.

“Oltre 6 italiani su 10 (62%) – secondo l’indagine Coldiretti/Ixè – hanno paura dei cinghiali e quasi la metà (48%) non prenderebbe addirittura casa in una zona infestata da questi animali. Una situazione arrivata al limite tanto che più di 8 italiani su 10 (81%) pensano che l’emergenza cinghiali vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti incaricando personale specializzato per ridurne il numero”.

Incidenti causati dai cinghiali

Fortunatamente, non ci sono state vittime. Tuttavia, il danno che il branco di cinghiali avrebbe potuto provocare, di certo, avrebbe lasciato non poche conseguenze catastrofiche. Nella notte del 18 novembre 2020, Gianfranco Torta, un agricoltore della provincia di Alessandria, associato Cia, mentre stava raggiungendo il mercato ortofrutticolo di Asti, ha fotografato un gruppo di animali selvatici che scorrazzava liberamente lungo l’autostrada A21, all’altezza dell’uscita di Asti: un’immagine simbolo che ben denota quanto la gravità del problema abbia raggiunto livelli particolarmente critici.

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Nella notte tra mercoledì 30 settembre e giovedì 1 ottobre 2020, Simonluca Agazzone e Matteo Ravetto stavano viaggiando, insieme ad un terzo amico, lungo la A26 quando, a causa dell’attraversamento della carreggiata da parte di due grossi cinghiali, la loro auto è finita fuori strada. Per i due calciatori professionisti purtroppo, non si è potuto fare nulla. I due sono deceduti a seguito dell’impatto della loro vettura con l’animale selvatico, mentre il terzo amico è rimasto lievemente ferito.

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A pochi giorni di distanza dalla tragica scomparsa di Simonluca e Matteo, un altro terribile incidente stradale causato da un cinghiale ha portato alla morte di Lucrezia Mirtilli, 21 anni. La giovane si trovava alla guida di una Toyota Yaris a Scandolara Ravara (Cremona) quando, intorno alle 19.45, è uscita di strada mentre stava percorrendo la sp85. L’auto si è ribaltata più volte in un campo e lei, e il fidanzato 24enne, sono stati sbalzati fuori dall’abitacolo. Poi la corsa disperata in ospedale che non è servita a salvarle la vita.

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Alessandro Balconi