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Davide Peli: gli artigiani 4.0 sono un sistema virtuoso

Il presidente nazionale del Gruppo Giovani di Confartigianato Imprese: «Siamo la spina dorsale dell’industria»

Davide Peli: gli artigiani 4.0 sono un sistema virtuoso
Glocal news 15 Febbraio 2021 ore 15:30

Alla fine del 2008, pochi mesi dopo la nascita di Techne Metrologia, alla porta di Davide Peli bussa un funzionario di Confartigianato Brescia. Gli spiega i servizi che l’associazione offre, racconta l’esperienza del Gruppo dei Giovani Imprenditori e lo invita a partecipare.

“Perchè no? – si chiede Davide Peli, allora ventiquattrenne – Accetto volentieri l’invito, inizio a frequentare da ultimo arrivato un team composto da oltre venti imprenditori che si confrontano, si scambiano idee, parlano dei problemi che loro avevano già risolto e che invece io stavo affrontando. Mi appassiono, inizio a frequentare meeting fuori dalla provincia di Brescia e pure le assemblee nazionali del Gruppo Giovani Imprenditori. Mi faccio un’idea più precisa di cosa c’è in giro per l’Italia e dei problemi dell’impresa. L’esperienza mi arricchisce continuamente, mi stimola e anch’io mi metto al servizio dell’associazione”.

Il presidente del Gruppo Giovani Imprenditori

E’ iniziata così la “carriera” associativa di Davide Peli, 37 anni. Poi diventato presidente del Gruppo Giovani di Brescia nel 2017, presidente regionale tre anni più tardi e presidente nazionale dei Giovani Imprenditori di Confartigianato Imprese nel dicembre scorso. Mentre la Techno Metrologia negli anni ha fatto passi da gigante e oggi è diventata una bella e innovativa realtà imprenditoriale. Occupa 20 collaboratori, fattura 4 milioni di euro, e ha aperto una divisione negli Usa, a Charlotte, nel Nord Carolina, che fattura 600 mila dollari.

L’intervista a Davide Peli

Quali sono le priorità del suo mandato nazionale?

“L’obiettivo principale è quello della crescita del movimento e di dare maggiore visibilità a un sistema che merita, che aiuta tanti colleghi a fare meglio il proprio lavoro di imprenditori come è successo a me. Per crescere come movimento giovanile vogliamo rivolgerci ai giovani titolari di imprese che non sono iscritti ad alcuna associazione. Ai giovani che escono dalle scuole e vogliono avviare un’impresa. Realizzare il “loro sogno” e far capire loro l’importanza di confrontarsi, di condividere un percorso, il valore della rappresentanza, il senso di appartenenza” ha risposto Peli.

“Vogliamo poi raccontare cosa oggi è l’artigiano sradicando il concetto di “artigiano brutto, sporco, cattivo”, l’idea che chi sceglie di fare l’artigiano è perché non ha avuto voglia di studiare e produce poco valore aggiunto. Il comparto, oggi, è profondamente cambiato. E’ attento all’innovazione, alla rivoluzione digitale all’internazionalizzazione. Per rendersene conto basta visitare una falegnameria, una delle attività più antiche: in terra non troverete un truciolo, ma pulizia, ordine e soprattutto tante macchine robotizzate. Oltre ad una lavorazione di elevato know how, che riesce a coniugare l’artigianalità del “su misura” con le più moderne tecnologie”.

“Ci sono tanti artigiani 4.0 che fanno parte di un sistema virtuoso, che sono la spina dorsale della manifattura italiana, che producono componenti fondamentali per i grandi gruppi nazionali e internazionali. Per cambiare questo paradigma vogliamo partire dalle scuole. L’Europa chiede, ancora di più dopo la pandemia, di puntare sulle competenze, su un’elevata formazione ed abbiamo bisogno di diffondere una maggiore cultura d’impresa. Il giovane, adeguatamente formato, quando entrerà nelle nostre imprese non si sentirà un numero, ma una persona che vale, che può crescere e diventare un valore aggiunto. Lo dicono i fatti. Il pericolo licenziamenti, una volta che il Governo toglierà il blocco, non riguarderà il comparto artigiano, se non in misura molto marginale”.

Lei spesso sottolinea la distanza tra scuola e mondo del lavoro, causa un sistema formativo inadeguato a fornire le competenze necessarie alle aziende.

“Mi limito ad un esempio: oggi le scuole professionali usano gli stessi torni di vent’anni fa, ma le imprese sono profondamente cambiate. Ed il gap tra mondo della scuola e mondo del lavoro si è ulteriormente ampliato grazie ad Impresa 4.0. I laboratori delle scuole devono avere le strumentazioni più moderne se vogliono formare giovani in grado di entrare nelle aziende. La digitalizzazione della scuola nel suo complesso è molto modesta. Quante classi dispongono, ad esempio, delle Lim? I giovani se vogliono essere protagonisti del futuro devono poter usare i mezzi più moderni. Poi per entrare nel mondo del lavoro servono percorsi adeguati come l’apprendistato, i tirocini, le coperture assicurative, ma anche incentivi per chi assume i giovani. Il nostro Paese ha una grande opportunità di vincere questa sfida grazie alle risorse del Recovery Plan”.

Temi di cui ora dovrà occuparsi il Governo Draghi.  A proposito come giudica il nuovo esecutivo guidato dall’ex governatore della Bce?

“Faccio mie le parole del presidente nazionale di Confartigianato Imprese, Marco Granelli, durante le consultazioni ha incontrato il premier Mario Draghi. Granelli ha ricordato che l’Italia, nonostante questo periodo complicato, resta la seconda manifattura d’Europa ed è caratterizzata da un sistema di piccole e medie imprese e dall’artigianato, che sta passando dall’economia della standardizzazione a quella della personalizzazione. L’artigianato punta sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Il Recovery Plan inoltre ci offre la possibilità di fare investimenti importanti come mai erano stati fatti nella storia di questo Paese. Granelli ha infine ricordato che, accanto agli investimenti, è poi indispensabile avviare una seria fase di semplificazione, soprattutto nella Pubblica Amministrazione. Riconoscendo le competenze, puntando sulla digitalizzazione e sulla sostenibilità che dovrà diventare il nostro tratto distintivo. Insomma gli artigiani ci sono e vogliono fare la loro parte da protagonisti anche in questa fase di ripartenza”.

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